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Coronavirus, Aurigemma (FdI): "La Regione Lazio per risparmiare non ha fatto i tamponi nelle case di riposo"

Paolo Di Basilio
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Coronavirus, Aurigemma (FdI): "La Regione Lazio per risparmiare non ha fatto i tamponi nelle case di riposo". Se la Regione avesse disposto subito l'esecuzione dei tamponi a tutti gli ospiti e al personale sanitario, nelle residenze assistite del Lazio i contagi sarebbero stati evitati. Si sarebbero salvate vite umane e contenuti i costi che derivano dalle decine di ricoveri di anziani presso i centri Covid. A sollevare il caso, che rischia di esplodere al pari di quanto accaduto in Lombardia e Toscana, è il consigliere regionale Antonello Aurigemma (FdI). Che, documenti alla mano, denuncia, dalle colonne de il Tempo, la resistenza dell'assessorato alla sanità alle richieste di effettuare i test, considerati troppo costosi per le casse dell'ente. Tutto ciò mentre si dava il via libera a un esborso di 35 milioni per l'acquisto, con affidamenti diretti, di stock di mascherine mai arrivate o arrivate in ritardo, come dimostra l'indagine della Procura per far luce su una vicenda dai contorni inquietanti. Per approfondire leggi anche: La guardia di finanza indaga sui ritardi nella consegna delle mascherine “Ci sono una serie di e-mail e pec - spiega Aurigemma - da cui risulta come la Regione, a fronte della possibilità di utilizzare i laboratori privati, abbia preferito non farlo aggravando la situazione invece che alleviandola. C'è una circolare del ministero della salute che spiega come sia fondamentale eseguire i tamponi al personale sanitario. I degenti nelle rsa sono praticamente reclusi dall'inizio della pandemia senza poter vedere nessuno. Quindi, i contagi non possono essere avvenuti attraverso contatti inesistenti con persone esterne alle strutture. Ecco perché era fondamentale che la Regione facesse i tamponi. E' sorprendente vedere come negli elenchi delle determine per fronteggiare l'emergenza ci siano acquisti ingenti di mascherine, ma solo 150 mila tamponi”. Aurigemma cita, tra gli altri documenti in suo possesso, una pec del 2 aprile, spedita dalla sezione sanità dell'Unione industriali al presidente Nicola Zingaretti e all'assessore Alessio D'Amato, con cui viene offerta la disponibilità dei “laboratori privati accreditati di tutto” il Lazio ad “eseguire i tamponi e i test”. Secondo gli industriali, questa possibilità avrebbe alleggerito “le strutture pubbliche, migliorando i tempi e la sicurezza degli operatori sanitari”. Non solo. Aggiungeva Unindustria: “Saremo anche in grado di organizzare rapidamente gli esami presso il domicilio del paziente nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza”. La risposta della Regione, sei giorni dopo, è gelida: “Sono pervenute segnalazioni in merito a strutture private autorizzate proponenti test in regime privatistico a prezzi esorbitanti”. Per i tamponi nasofaringei, invece, la versione della Regione è che c'erano “disponibilità limitata dei test” e “carenze nella disponibilità dei reagenti”, ma il problema più grosso è che costano: “69,88 euro” a carico del servizio sanitario regionale, per cui “le strutture autorizzate come i laboratori analisi, seppure con settori specializzati in citogenetica e biologia molecolare, non sono autorizzate a fare tamponi”. Niente da fare neanche per i test sul sangue: “Mancano dei protocolli definiti”, quindi i laboratori privati che li fanno lo dovranno fare in “regime privatistico”, ovvero, paga il paziente e il servizio sanitario non rimborsa. C'è anche il costo che la Regione stima congruo “per evitare fenomeni speculativi”: 20 euro per il test rapido con il sangue capillare e 45 per quello con il prelievo in vena.