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Commercio, nella Tuscia metà delle imprese rischia di non riaprire

Andrea Niccolini
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“Tra il 40 e il 50 per cento delle imprese del commercio, della ristorazione e del turismo rischia di non riaprire. Inoltre, gli operatori economici della zona del mare subiranno una catastrofe: si teme che la stagione estiva a Montalto di Castro e Tarquinia non partirà affatto”. Sono le parole del presidente della Confcommercio Viterbo, Leonardo Tosti. Sulla stessa lunghezza d'onda i colleghi Vincenzo Peparello (Confesercenti Viterbo) e Giancarlo Bandini di Confimprese: non riescono a essere per nulla ottimisti i sindacati dei piccoli commercianti, dei ristoratori, dei baristi, degli albergatori e degli altri operatori turistici.  “I commercianti ci chiamano preoccupati – afferma Bandini - se la chiusura va avanti, alcuni non riusciranno a riaprire. Per questo, per andare incontro ai piccoli imprenditori, chiediamo una misura decisa su imposte, tasse e contributi. Soprattutto i tributi locali dovrebbero essere azzerati o dilazionati, in modo che gli operatori riescano a pagare”. Per la Confesercenti “il problema è cancellare in tutto o in parte i tributi locali – dice Peparello -. Le piccole imprese ci chiamano e ci dicono che non ce la faranno a pagare tasse e mutui, anche se saranno dilazionati”.  “Il periodo primaverile e della Pasqua è circa il 30% del fatturato nel settore turistico: lo abbiamo perso. Tanti campeggi, alberghi e strutture stagionali della costa marina, e dei laghi di Bolsena (il più penalizzato per la forte incidenza di stranieri) e di Vico, nemmeno apriranno: il tutto ha una ricaduta negativa sull'occupazione. Ci sarà un azzeramento o quasi del lavoro stagionale”.