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Emergenza coronavirus e famiglie in povertà, a Viterbo già 250 richieste. Sberna: "I fondi sono insufficienti"

Paolo Di Basilio
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Emergenza coronavirus e famiglie in povertà, a Viterbo ci sono già 250 richieste. I telefoni di sindaci, assessori e amministratori comunali viterbesi da giorni ribollono per via delle richieste di aiuto da parte di cittadini in difficoltà bisognosi di spese alimentari, ricette mediche e farmaci. Solo a Viterbo di richieste ce ne sono state già 270. Ancora di più i telefoni ribollono da sabato sera, da quando cioè il premier Giuseppe Conte ha annunciato lo stanziamento di 4,3 miliardi da destinare ai Comuni per l'emergenza alimentare e 400 milioni per i buoni spesa. Saranno migliaia, secondo le stime ancora del tutto approssimative dei servizi sociali dei vari centri della Tuscia, che ricorreranno ai sussidi, con il capoluogo a fare inevitabilmente la parte del leone “affamato”. A seguire Civita Castellana: nella città operaia devastata dalla recessione del 2008 già prima dell'emergenza coronavirus i cittadini assistititi dai servizi sociali erano oltre 100, tanto che gli amministratori locali si sono autotassati per acquistare generi alimentari da distribuire ai bisognosi. Oggi amministratori locali e dirigenti dei servizi sociali si riuniranno per esaminare nel dettaglio il contenuto delle misure varate dal governo e i margini di manovra. “Sappiamo che saranno risicatissimi - anticipa l'assessora del Comune di Viterbo Antonella Sberna -. Alle persone che già seguiamo con i nostri servizi sociali vanno aggiunte tutte quelle che, per effetto dello stop alle attività, si sono ritrovate di colpo senza reddito precipitando sotto la soglia di povertà”. Si parla in particolare di artigiani, piccoli commercianti e partite Iva. Se al Comune di Viterbo, in quanto capoluogo di provincia, dovrebbero arrivare 150 mila euro, per tutti gli altri l'ammontare dei fondi sarà in proporzione alla popolazione: 20 mila euro per i comuni fino a 5 mila abitanti, almeno 50 mila per i comuni tra 5 mila e 30 mila. Solo per dare un'idea dell'entità del problema, a Viterbo ci sono 150 persone che hanno usufruito del reddito di inclusione (Rei), una misura poi sostituita dal reddito di cittadinanza. “Ma a giudicare dalle richieste di aiuto che riceviamo - continua Sberna - i viterbesi che avranno bisogno di sussidi saranno centinaia e centinaia. Al momento è difficile fare stime ma di una cosa sola siamo sicuri: i soldi non basteranno”. Leggi anche: Coronavirus, undici casi nella Tuscia Proprio per censire tutti i cittadini in difficoltà e per raccordare tutti gli interventi senza disperdere energie e risorse, l'assessora ha deciso di dar vita a un coordinamento tra Comune, Protezione civile, Croce rossa e tutte le associazioni di volontariato che prestano assistenza. Negli annunci del presidente Conte il contributo una tantum per famiglia sarà di 300 euro ma la Sberna nutre qualche dubbio che i soldi possano bastare. Ancora più scettico il sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi: “Se il governo pensa di risolvere il problema con questa aspirina - dice - è fuori strada. Rischiamo che la gente affamata venga a prenderci coi forconi. Peraltro il governo sta solo anticipando le risorse del fondo di solidarietà comunale, che dovevano essere erogati tra maggio e giugno. Noi sindaci a chi chiederemo i soldi quando sarà il momento di affrontare una spesa, anche la più banale? E' il gioco delle tre carte”. Ne è convinto anche l'assessore al bilancio di Viterbo, Enrico Contardo il quale, in merito ai 400 milioni di euro stanziati per i buoni spesa, si è fatto anche due conti: se nella migliore delle ipotesi gli italiani in difficoltà risulteranno “solo” 10 milioni, “ognuno avrà diritto ad un buono spesa di 40 euro”. “Mi sembra che il problema di fare la spesa nei prossimi mesi sia stato brillantemente risolto - ha concluso Contardo”.