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Coronavirus, l'ultimo decreto di Conte ferma le ceramiche di Civita Castellana: 2.000 in cassa integrazione

Paolo Di Basilio
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Coronavirus, l'ultimo decreto di Conte ferma le ceramiche di Civita Castellana: 2.000 in cassa integrazione. In base all'ultimo decreto governativo emanato per fronteggiare in maniera più efficace la diffusione dell'epidemia del Covid-19 le aziende del distretto industriale di Civita Castellana chiudono i battenti. Fino a qualche giorno fa le aziende che avevano deciso di fermarsi e chiesto l'avvio di accedere alla cassa integrazione per i lavoratori erano una quindicina. Ora con il blocco forzato sono all'incirca 35. Leggi anche: Coronavirus, contributi dalla Regione per il lavoro da casa “La cassa integrazione - spiega Mauro Vaccarotti segretario generale della Filctem-Cgil - interesserà circa duemila lavoratori tra ceramisti, impiegati e apprendisti. Le domande delle singole aziende stanno arrivando l'una dietro l'altra. Entro il 25 marzo tutto dovrà essere chiuso. Tuttavia la produzione ceramica implica alcuni accorgimenti che vanno comunque rispettati. Faccio riferimento alla messa in sicurezza dei forni, degli impianti e delle tubature. Questo tipo di impianti saranno gradualmente sistemati all'interno di ciascuna azienda da gruppi di operai che potranno recarsi nelle fabbriche previa e concordata autorizzazione delle forze dell'ordine. Un altro aspetto importante da prendere in considerazione, relativamente alle fasi di produzione, è la necessaria rifinitura dei pezzi per evitare la loro eccessiva essiccazione che comporterebbe automaticamente un aumento delle polveri all'interno dell'azienda con risvolti negativi sia per la sicurezza degli ambienti lavorativi che per la salute di chi ci lavora. Si tratta della stessa operazione che gli operai eseguono prima di andare in ferie. Le piccole e medie aziende dovrebbe rispettare i tempi di chiusura previsti dal decreto, mentre quelle più grandi potrebbero chiedere una deroga temporanea che va indirizzata al Prefetto di Viterbo”. Per l'economia del distretto industriale è un brutto colpo. “Indubbiamente. Dopo la grave crisi avvenuta nel 2008 le aziende locali erano riuscite a riprendersi pian piano in maniera egregia. Ora questo stop improvviso, dovuto a cause esterne imponderabili, non ci voleva. Tuttavia sia gli imprenditori che i lavoratori stanno dimostrando un grande senso di responsabilità. Per prima cosa va tutelata la salute pubblica. Già da una settimana qualche azienda aveva mandato in ferie i suoi operai che ora usufruiranno della cassa integrazione in forma arretrata. L'idea e la speranza di tutti è che questa chiusura, stabilita per nove settimane, non duri a lungo, al massimo un mese, per poi tornare alla normalità”.