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Emergenza coronavirus, per l'ex chirurgo Renato Trapè la rianimazione a Montefiascone è impossibile

Paolo Di Basilio
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Emergenza coronavirus, per l'ex chirurgo Renato Trapè la rianimazione a Montefiascone è impossibile. "Una stupidaggine utilizzare le strutture sanitarie di Montefiascone e Ronciglione come rianimazione o terapia intensiva. Non è fattibile: non ci sono i macchinari adatti, ma soprattutto mancano i medici specializzati”. Dice l'ex medico all'ospedale di Montefiascone e fino a pochi mesi fa segretario locale del Pd (uscito sbattendo la porta e criticando i vertici regionali del partito), parla delle voci che provengono dagli ambienti politici, e anche dai social network. Leggi anche: Lettera di una bambina ai poliziotti: "Grazie per quello che fate" Nei giorni scorsi, in sintesi, il sindaco di Ronciglione Mario Mengoni aveva chiesto che fosse immediatamente riaperto il polo ospedaliero del comune cimino, andando a potenziare le strutture sanitarie per affrontare il coronavirus. Poi, è arrivata la nota di Roberta Leoni, segreteria provinciale di Rifondazione comunista (Sinistra europea), che si è spinta oltre: “Belcolle è già sull'orlo del collasso. Chi ricorda il ridimensionamento di personale e strutture pubbliche? Noi ricordiamo tutto: si sono trasformati i pronto soccorsi in Ppi (Primo intervento), poi i Ppi in Pat (Presidi ambulatoriali territoriali), ogni volta riducendo organico, strutture, servizi. Si è chiuso il pronto soccorso a Montefiascone, poi a Ronciglione, e si è portato Belcolle al limite del cedimento. Chiediamo che siano messi a disposizione posti letto e sale operatorie in altri ospedali della provincia, ad esempio Civita Castellana. Le strutture ci sono, adesso serve la volontà politica”. Renato Trapè, che conosce la sanità territoriale, afferma: “Bisogna fare una distinzione essenziale: si può arrivare a potenziare Ronciglione e Montefiascone se l'epidemia diventa così estesa da far nascere il bisogno di letti per un primo ricovero di pazienti meno gravi, ma non per l'assistenza intensiva. Solo in questo caso, gli ospedali chiusi potrebbero essere riaperti”. Poi entra nel particolare del presidio sanitario di via Donatori di sangue: “Non è vero che a Montefiascone c'era la rianimazione: c'era la terapia intensiva post chirurgica, che è un'altra cosa. Le tante voci che girano sono superficiali”. Insomma, l'ex chirurgo e ex segretario Pd bolla come “stupidaggini” le richieste che si sentono in giro: “Riaprire gli ospedale di Montefiascone e Ronciglione è una follia: se ne può parlare solo in caso di estensione della pandemia, per il ricovero dei casi meno gravi e per la riabilitazione dei malati, ma niente terapia intensiva e rianimazione. Infatti, quando si parla di rianimazione non servono solo le apparecchiature e gli strumenti adatti, ma serve avere soprattutto il personale altamente specializzato: non ci sono a disposizione gli intensivisti, e anche se ci fossero i macchinari non potremmo utilizzarli perché non li può adoperare un medico qualsiasi”.