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"Sono in quarantena, non mi dicono se ho il virus”

Arianna Centini, militante del Movimento civico

Andrea Niccolini
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Come fanno le persone che sono in quarantena a sapere se hanno contratto il virus se i tamponi, finché non compaiono i sintomi, non vengono eseguiti? Una domanda, o meglio una richiesta di spiegazioni, che arriva dal Movimento civico di Tarquinia in seguito alla vicenda che sta riguardando uno dei suoi rappresentanti. Si tratta di Arianna Centini, in quarantena obbligatoria ormai da più di dieci giorni. La donna racconta al Corriere la sua esperienza, che poi coincide con quella di altre persone che si sono autodenunciate: “Quando ho avuto la conferma della positività di una persona con la quale ero venuta a contatto per motivi lavorativi - spiega - ho mandato una mail alla Asl di Viterbo per segnalare la mia situazione. Sono stata contattata ed è iniziata per me la quarantena obbligatoria, che terminerà questo sabato. Mi è stato spiegato come alla comparsa dei sintomi, prima l'influenza e poi la tosse, avrei dovuto mandare una seconda comunicazione”. La quarantena non riguarda però tutta la famiglia, ma solamente lei, la persona cioè che è venuta a contatto con il caso positivo: “Per scelta personale anche mio marito e mia figlia si sono messi in quarantena, ma per loro non c'era alcun obbligo. Credo sia doveroso per chi si autodenuncia, come ho fatto io e altre persone, avere un'assistenza tale che possa garantire in primis la tranquillità personale, ma anche quella delle persone più vicine. Per fare tutto questo, anche ascoltando il parere di alcuni medici che ho contattato, sarebbe stato sufficiente fare un tampone e ripeterlo dopo 24 ore”. Dunque nessun tampone per nessuno finché non si ha almeno l'aumento della temperatura corporea fino a 37.5°: “Vivo isolata in una stanza e quando ho contatti con la mia famiglia uso tutte le precauzioni del caso. Ma quello che mi chiedo è perché una persona che si autodenuncia e si mette in quarantena obbligatoria non ha diritto a conoscere le proprie condizioni di salute e non ha diritto alla propria tranquillità”.