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Buste esplosive, si segue la pista degli anarchici. Una dei pacchi era indirizzato a Francesco Chiricozzi

Paolo Di Basilio
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Buste esplosive, si segue la pista anarchica. E' ormai acclarato il legame tra le buste inviate nella Tuscia e quelle esplose, o intercettate, nei giorni scorsi a Roma, Tivoli, Castel Madama e Fiumicino. La busta gialla scoperta nel centro di smistamento di Ronciglione in via Caprolatta aveva, a differenza di quasi tutti gli altri casi, un destinatario noto. Si tratta di Francesco Chiricozzi, l'ex consigliere comunale di Casapound di Vallerano condannato in primo grado a 3 anni, insieme a Riccardo Licci (che ha preso 2 anni e 10 mesi), per lo stupro di una 37enne all'interno dell'Old Manners a Viterbo. L'altro destinatario in qualche modo noto è uno degli avvocati che in passato ha assistito Erich Priebke, il capitano delle Ss che fu processato per la strage delle fosse Ardeatine. Le buste inviate finora, tra quelle esplose e quelle intercettate, sono dieci. I destinatari, almeno all'apparenza, non sembrano avere alcun legame tra di loro. Le indagini sono affidate al Ros e alla Digos di Roma e sono coordinate da dal procuratore aggiunto della Capitale Francesco Caporale e dal pm Francesco Dall'Olio. La pista ritenuta più valida è quella legata agli ambienti anarchici. La lettera inviata a Chiricozzi sembra avvalorare questa tesi, ma non è scartata nemmeno l'opzione del solitario in cerca di vendetta. Leggi anche: Una delle busta bomba indirizzata a Francesco Chiricozzi I carabinieri di Viterbo si sono occupati delle indagini sull'esplosione di Fabrica, con una donna 55enne che è finita al pronto soccorso con le mani ustionate, e sulla busta destinata a Chiricozzi. Ovviamente tutto avviene in coordinamento con gli investigatori romani. Nel plico giallo indirizzato a Chiricozzi figurava come mittente l'avvocato Marco Valerio Mazzatosta che, nel processo, ha difeso Licci. A insospettire è stato anche il fatto che il legale veniva indicato come Valerio Mazzatosta, quando tutti a Viterbo lo conoscono più come Marco, e il fatto che non c'era l'indirizzo. Probabilmente chi ha confezionato il pacco aveva letto frettolosamente uno dei centinaia di articoli usciti sulla vicenda sia sui giornali cartacei che online. Leggi anche: Esplode busta, ferita una donna All'interno del plico c'era la solita scatolina di legno con l'ordigno e l'innesto. Su questo punto gli investigatori romani stanno passando al setaccio da giorni le registrazioni delle telecamere di controllo di diversi bazar cinesi. Quel tipo di involucro, infatti, viene venduti di solito nei negozi e anche il materiale per confezionare gli ordigni sembra arrivare da uno di quegli empori. Tra i clienti si cerca il presunto attentatore.