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Coronavirus, in isolamento 187 persone nella Tuscia. Asl: "Nessuna quarantena nella cittadella della salute"

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Paolo Di Basilio
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Coronavirus, in isolamento 187 persone nella Tuscia. Cinque casi positivi accertati, ma altri due in attesa di conferma ufficiale, 89 in isolamento domiciliare fiduciario, da aggiungere ai 98 “reclusi” nella casa dello studente. Ventitré i tamponi effettuati a Belcolle. Questi i numeri dell'emergenza coronavirus nella Tuscia alle 17 del 7 marzo, quando, nell'attesa di risultati di altri tamponi eseguiti allo Spallanzani di Roma, circolavano con insistenza notizie di nuovi possibili casi. La Asl ha smentito invece la notizie allarmistiche diffuse dal sindacato Confael riguardo una situazione di isolamento alla cittadella della salute, confermando però come alcuni dei membri della task force aziendale si trovino attualmente in isolamento fiduciario per essere stati a contatto con dei positivi. "Nessuno è in quarantena, siamo tutti operativi e lavoriamo fino a notte tarda", ha rassicurato il direttore generale Daniela Donetti. Leggi anche: Viterbo, sono cinque i contagiati Nel giorno in cui anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha rivelato di essere stato contagiato, a Viterbo è diventato permanente e attivo ventiquattr'ore su ventiquattro il comitato per l'ordine e la sicurezza istituito in prefettura. Ne fanno parte il sindaco di Viterbo, come massima autorità sanitaria sul territorio, i vertici della Asl e delle forze dell'ordine. Leggi anche: Zingaretti: "Ho il coronavirus" Secondo i numeri forniti sempre dall'azienda sanitaria, allo stato attuale i posti di terapia intensiva dedicati al coronavirus attivati a Belcolle sono quattro, che si aggiungono ai dodici già presenti nel nosocomio che però al momento vengono occupati da pazienti “comuni”. Dalla Asl ritengono invece impraticabile - almeno a oggi - che possa essere riattivata la terapia intensiva a Civita Castellana, che era stata chiusa tra le polemiche qualche anno fa, della quale le forze politiche e il comitato ‘Dai una mano al tuo ospedale' hanno chiesto con forza la riapertura. “Intanto si trattava di terapia sub-intensiva e non intensiva - chiariscono dalla Asl - e poi riaprire quel reparto significherebbe togliere personale a Belcolle per spostarlo all'Andosilla dove a oggi non esiste tutta una serie di strutture e di servizi collaterali necessari a supportare l'attività di rianimazione". Per quanto riguarda infine gli universitari della casa dello studente di via Cardarelli, l'azienda sanitaria chiarisce che soltanto una minima parte di loro ha voluto lasciare gli alloggi per ritornare a casa, pensando al rischio di contagiare familiari e parenti: al momento le persone in quarantena fiduciaria sono 98. Anche in questo caso si attende l'esito di alcuni tamponi.