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Viterbo, stupro nel pub di Casapound: Chiricozzi e Licci ricorrono contro la sentenza. Ci sarà l'appello

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Paolo Di Basilio
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Stupro nel pub di Casapound, ci sarà l'appello. Ma non è stata la Procura a chiederlo, bensì Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci i due ex esponenti del movimento dei fascisti del terzo millennio che il 15 novembre scorso sono stati condannati, rispettivamente, a tre anni e due anni e dieci mesi. La sentenza sarebbe passata in giudicato tra qualche giorno ma, solo nelle scorse ore è venuto alla luce il ricorso presentato dalla difesa dei due (sono assististi dagli avvocati Giovanni Labate, Marco Valerio Mazzatosta e Domenico Gorziglia). Nel ricorso si punta ad ottenere una pena ancora più leggera. Il giudice Elisabetta Massini, pur riconoscendo le attenuanti generiche, nel comminare le pene non ha applicato del tutto uno sconto di un terzo. Per approfondire leggi anche: Stuprano giovane, arrestati due militanti di Casapound Dunque i difensori hanno deciso di appellare la sentenza per cercare di diminuire ulteriormente le pene che, da più parti, sono state considerate soft. Il pm Michele Adragna, infatti, aveva chiesto 4 anni per entrambi. Il giudice, al termine del giudizio con il rito abbreviato, aveva condannato i due per la violenza sessuale, assolvendoli tuttavia dal reato di lesioni. Non ci sarebbero state prove che la vittima, la ragazza di 37 anni che la notte del 12 aprile all'Old Manner's, è stata colpita con un pugno in faccia che le avrebbe fatto perdere i sensi. I due, Chiricozzi all'epoca dell'arresto era consigliere comunale a Vasanello, attualmente si trovano agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Sommando i quasi quattro mesi di carcere che si sono fatti hanno scontato già una buona fetta delle loro pene. In ogni caso, con una sentenza passata in giudicato, per loro potevano riaprirsi le porte di Mammagialla, anche solo per qualche mese. Per quanto riguarda il risarcimento alla vittima (assistita dall'avvocato Franco Taurchini) gli imputati hanno accettato di versare alla vittima un risarcimento comlessivo di 60 mila uero, ritenuto congruo dal giudice Massini che infatti non ha fissato provvisionali nella sentenza di primo grado.