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Viterbo, sì dei sindaci all'aumento del 9% delle tariffe dell'acqua chiesto da Talete. Ecco quando scatterà

Paolo Di Basilio
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Via libera all'aumento di almeno il 9% annuo per quattro anni delle tariffe dell'acqua.  In una giornata campale e dai risvolti quasi kafkiani, l'assemblea dell'Ato del 30 dicembre ha votato all'unanimità (unico astenuto il Comune di Castiglione in Teverina) un documento in cui non si rigettano, come chiedevano gli ordini del giorno approvati di recente da diversi Consigli comunali (tra cui quelli di Viterbo e Civita), ma semplicemente si “differiscono” i rincari delle bollette di Talete subordinandoli alla concessione del famoso mutuo da 40 milioni da parte dell'Arera. Per approfondire leggi anche: Dissesto talete, denuncia del Codancons “La questione è quella dell'uovo e della gallina - spiega il presidente di Talete Andrea Bossola -. I sindaci hanno chiesto prima la gallina e io gliela porterò. L'importante è avere l'uovo”. Dove l'uovo vale un 9% annuo di aumento in bolletta per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, più l'1.4% residuo del 2019 (il 7.6 è già in vigore da inizio anno) da applicare eventualmente con effetto retroattivo. Ce n'è abbastanza per rendere soddisfatto Bossola: “Si vede una piccola luce in fondo al tunnel - dichiara il manager - . Per la prima volta c'è stato da parte dei sindaci un segnale, un'assunzione di responsabilità. Con il documento approvato oggi si è scelto di iniziare un cammino che consentirà nel giro di alcuni anni di portare a break even, cioè all'equilibro tra costi e ricavi, un'azienda che oggi fattura 35 milioni di euro l'anno e che a regime ne dovrà fatturare 45”. La soddisfazione di Bossola, date le premesse, cozza contro quella dei sindaci, i quali - se in buona fede o meno non è chiaro - al termine dell'assemblea (iniziata con due ore di ritardo) hanno raccontato un film completamente diverso, nascondendosi dietro il punto 2 del documento approvato, in cui è stato respinto l'aumento tariffario al 9% retroattivo per il 2018. Ma è il punto nodale è invece il 4, quello che spalanca la porta ai rincari e che prevede appunto di “differire l'incremento al 9% per l'anno 2019 (+1,4% rispetto a quanto già definito nell'atto n.88/2018) e gli aumenti tariffari del 9% annuo riequilibrio richiesti da Talete spa per gli anni 2020 - 2021 - 2022 - 2023 alla condizione che Arera notifichi a questo Ega che i termini economici contenuti nell'istanza di riapertura straordinaria della proposta tariffaria del Sii 2018-2019 permettano alla stessa autorità di approvare l'accesso al fondo perequativo per un importo di 40 milioni di euro”. Dietro le sgrammaticature e la sintassi involuta (forse volutamente), il senso è chiaro: se Arera apre i rubinetti scattano gli aumenti del 9%, i quali, se fossero - come sembra - incrementali, vorrebbe dire a regime un +46% rispetto alle bollette odierne Non solo: il documento impegna Talete “a rimodulare le proposte di aggiornamento tariffario post 2020 nei termini che saranno indicati dall'Arera con il nuovo metodo tariffario”. E non è finita: il documento prevede che Talete “si dia una nuova e più efficace struttura aziendale che dia la possibilità di dotarsi di un management competente e adeguato e che contempli un'organizzazione in grado di internalizzare le attività strategiche, anche mediante un piano condiviso di assunzioni mirate”. Per approfondire leggi anche: Talete spiega l'aumento in bolletta Insomma, in una società sul lastrico via libera anche a nuove assunzioni, e quindi anche eventualmente alla stabilizzazione dei 6 recenti e discussi contratti a tempo determinato. Resta da capire se i sindaci (quello di Viterbo ha delegato il consigliere Marini il quale ha poi lasciato la patata bollente nelle mani del Fratello d'Italia Grancini) siano consapevoli di ciò che hanno votato. A giudicare dagli imbarazzati silenzi e dalle reazioni stizzite di qualche consigliere, che già minaccia di presentare mozioni di sfiducia, sembrerebbe di no.