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Viterbo, ubriaco prima dell'esercitazione militare: condanna definitiva per caporal maggiore dell'Esercito

Paolo Di Basilio
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Ubriaco alla vigilia di un'esercitazione, caporal maggiore dell'Esercito condannato in via definitiva per ubriachezza in servizio. La parola fine a questa vicenda, che risale al 2016, l'ha messa nei giorni scorsi la Corte di Cassazione che ha pubblicato le motivazioni della sentenza con la quale è stato respinto il ricorso contro il verdetto del tribunale militare d'appello che aveva ridotto a un mese e 15 giorni di reclusione, la pena di 3 mesi che era stata inflitta in primo grado. I fatti risalgono al 23 novembre 2016. In quei giorni il militare era reperibile nell'esercitazione “Muflone 2016” quale componente dell'organico della Compagnia che doveva garantire le comunicazioni tra i reparti speciali sul terreno. Ma quella sera - M. S. queste le iniziali del militare - lasciò la caserma di Viterbo insieme a un commilitone per andare in un locale vicino. L'amico lo aveva poi ritrovato riverso a terra, qualche ora dopo, completamente ubriaco. Si era fatto addirittura i bisogni addosso. Portato in ospedale risultò un tasso alcolemico nel sangue di 1,3 grammi/litro, quasi tre volte il limite consentito. Il militare, insomma, non era in condizioni di poter essere in servizio il giorno successivo per l'esercitazione e per questo fu incriminato. Il militare riferì di essere stato aggredito e rapinato, ma i medici che lo visitarono non riscontrarono nel suo corpo segni di colluttazione e, soprattutto, il suo portafoglio venne ritrovato nel parcheggio della caserma vicino a dove il militare era stato soccorso. I giudici nella motivazione hanno sottolineato la “pericolosità” della condotta del militare considerato “il grado alcolemico elevato riscontrato nel ricorrente, la sua assoluta incapacità di svolgere il suo lavoro e la pericolosità di una simile situazione per chi aveva il precipuo compito di essere impiegato nella conduzione di automezzi e poteva essere richiamato in servizio in qualsiasi momento, data la situazione di pronta reperibilità cui era sottoposto”.