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Viterbo, Sokol Dervishi detto Codino si pente e parla con i magistrati: i verbali presentati al processo

Paolo Di Basilio
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Inizia a sgretolarsi il muro della mafia viterbese. Tra i tredici arrestati a gennaio con l'operazione “Erostrato” dei carabinieri ce n'è uno che ha deciso di parlare. Si tratta dell'albanese Sokol Dervishi, 33 anni, uno degli uomini che facevano parte, per usare le parole del suo capo Ismail Rebeshi, di quella “manovalanza fidata” che il boss dei locali notturni per stranieri aveva messo a disposizione dell'alleanza tra albanesi e calabresi che ha terrorizzato la città, tra il 2017 e il 2018, con atti intimidatori, minacce, auto incendiate e spedizioni punitive. Dopo i boss, Rebeshi e Giuseppe Trovato, è uno dei membri di spicco dell'organizzazione sgominata grazie all'indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia. Per approfondire leggi anche: Mafia viterbese 13 arresti (le foto) I verbali con le sue dichiarazioni autoaccusatorie sono stati svelati dai pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci la scorsa settimana durante l'udienza preliminare che è in corso davanti al gup Emanuela Attura. Dervishi è uno dei tre, gli altri due sono Martina Guadagno e Luigi Forieri, che hanno chiesto di poter essere processati con il rito abbreviato. La loro posizione sarà discussa il 10 febbraio. Ma l'albanese, noto nell'ambiente con il soprannome di Codino (oppure Nero o Negro), a differenza di tutti gli altri ha deciso di collaborare ed ha riempito diversi verbali. Per approfondire leggi anche: Si è pentito uno degli albanesi Inizialmente recluso a Mammagialla, ha passato alcuni mesi nel carcere di Nuoro per poi tornare nel Lazio: attualmente è detenuto nel penitenziario di Paliano. Insieme agli inquirenti ha ricostruito molti degli episodi che vengono contestatati al clan e ai quali, stando alle carte dell'inchiesta, ha partecipato in prima persona sia alle fasi della preparazione che all'esecuzione vera e propria. Solo qualche esempio: ha preso parte agli incendi delle auto di Petrini, Emanuele Abatecola, Ulisse Piergentili, del vicebrigadiere dei carabinieri Pizzi, ai numerosi atti intimidatori ai danni della titolare del Compro oro di via Genova Fabiola Baccianini, all'incendio di una Porche del responsabile della sicurezza di una discoteca concorrente di Rebeshi, all'attentato ai danni di dell'assessore Claudio Ubertini e dei figli, all'incendio della vettura dell'avvocato Alabiso. “Codino” aveva conquistato anche la fiducia di Trovato tanto è vero che il calabrese se lo porta dietro fino allo stabilimento di Piero Camilli per cercare di estorcere denaro all'imprenditore di Grotte di Castro. Per approfondire leggi anche: "Quando arriviamo noi bisogna mettere il pannolino" Sokol Dervishi, scrivono i pm nella richiesta di rinvio a giudizio, “fornisce un costante apporto per l'operatività dell'associazione dando un contributo casualmente rilevante nella consumazione dei reati, in alcuni casi accompagnando Trovato agli incontri con le vittime”. Il pentimento di Codino ha imposto a tutte le difese una revisione delle strategie in vista dell'udienza preliminare in programma per il 14 gennaio quando il gup dovrà decidere sulla sorte dei nove che rischiano il processo davanti alla Corte d'assise.