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Farnese pneumatici, no alla cassa integrazione

Paolo Di Basilio
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Fumata nera all'incontro tra i sindacati e i vertici della Farnese Pneumatici. L'azienda ha comunicato ieri mattina a Cgil, Cisl e Uil che non chiederà la cassa integrazione per i 55 dipendenti rimasti, confermando l'intenzione di chiudere lo stabilimento di Vetralla e i depositi in Puglia e in Emilia. Le parti hanno sottoscritto quindi un verbale di mancato accordo: saranno ora i sindacati a tentare autonomamente la strada degli ammortizzatori sociali. Per questo chiederanno un incontro urgente al ministro del Lavoro Luigi Di Maio, sulla cui scrivania in questi giorni si stanno affastellando una miriade di dossier bollenti, da quello della Whirlpool a quello del Mercatone Uno, con quest'ultimo che coinvolge, come noto, anche i 44 dipendenti dello stabilimento di Monterosi “L'azienda il 18 aprile scorso ha presentato in tribunale domanda di concordato liquidatorio - riferiscono Aldo Pascucci, Elvira Fatiganti e Donatella Ayala, segretari rispettivamente della Fisascat Cisl, della Uil Tucs e della Filcams Cgil - e durante l'incontro di stamani (ieri, ndr) ha ribadito l'impossibilità di proseguire l'attività per problemi di liquidità. Per noi la cassa integrazione resta un'opzione praticabile e necessaria, onde evitare che altre 54 famiglie viterbesi si ritrovino in mezzo a una strada”. Dei 64 dipendenti iniziali della storica azienda, 9 hanno già presentato le dimissioni volontarie. Il resto delle maestranze lavorano tutte nello stabilimento di Vetralla, ad eccezione di un addetto al deposito emiliano. L'attuale governo, ricordiamo, alla fine dello scorso settembre ha ripristinato, con il cosiddetto decreto “urgenze”, la cassa integrazione per cessazione di attività che era stata cancellata invece dal jobs act di Renzi. Per accedervi bisogna però che sussista tutta una serie di condizioni, a cominciare dal fatto che le procedure di licenziamento non si siano ancora concluse. Per il via libera all'ammortizzatore sociale, che avrà una durata massima di 12 mesi, è indispensabile un accordo in sede di ministero del Lavoro, anche in presenza del Mise e della Regione. Di qui la richiesta a Di Maio dai sindacati, i quali chiedono anche un sostegno da parte dei parlamentari eletti nel territorio. Nell'incontro precedente, il 21 maggio, l'azienda aveva sottolineato nella necessità di procedere ai licenziamenti “con una tempistica molto veloce, al fine di evitare l'aggravio di costi”, ma nei magazzini ci sono a tutt'oggi 120 mila pneumatici da smaltire. Quindi una parte del personale per ora continuerà a lavorare.