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Scioperano i postini. Protesta sotto le finestre dell'ufficio centrale di Viterbo

Paolo Di Basilio
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Scioperano i postini che protestano contro i carichi di lavoro. Al grido di “no al recapito a giorni alterni”, scioperano i portalettere di Viterbo e provincia, che tornano a denunciare una situazione organizzativa ormai insostenibile. La protesta, indetta dai Cobas e dai lavoratori autorganizzati, è in programma per l'intera giornata di venerdì 28 febbraio e vedrà i postini dar vita, a partire dalle 9,30, a un presidio davanti all'ufficio di Viterbo centro in via Ascenzi. Sott’accusa la riorganizzazione aziendale che ha aumentato i carichi di lavoro per i portalettere, anche in ragione dell’accordo triennale siglato tra Poste italiane e Amazon per la consegna dei pacchi in tempi brevi. “Non ci resta che piangere”, si legge nel volantino che i portalettere hanno stampato e che distribuiranno durante il presidio. Il sindaco di Viterbo Giovanni Arena ha promesso che durante il sit-in scenderà in piazza per ascoltare le ragioni dei manifestanti. Per approfondire leggi anche: Bollette in ritardo, proteste a Ronciglione "La riorganizzazione fa acqua da tutte le parti ma non si può dire - affermano Cobas e portalettere autorganizzati -. Quando trovate decine di lettere, tutte insieme, nelle vostre cassette non è colpa dei postini. Quando trovate in cassetta bollette scadute non è colpa dei postini. Hanno massacrato la consegna della corrispondenza, è stato immolato al profitto il diritto di tutti i cittadini di ricevere la corrispondenza tutti i giorni; hanno mantenuto il recapito giornaliero solo in tre comuni creando cittadini di serie A e di serie B; è stato permesso a un'azienda che è a tutti gli effetti pubblica di trasformare il servizio postale pubblico in un miraggio e vengono privilegiate solo le tipologie di corrispondenza più remunerative". "Decine di lavoratori - continuano i due sindacati autonomi Cobas - chiedono un incontro ai vertici regionali per discutere dell'aumento esagerato dei carichi di lavoro (50% degli oggetti a firma) e loro non li calcolano affatto, come se non esistessero. Alcuni direttori non mettono in atto la riorganizzazione perché si rendono conto che porterebbero al collasso il servizio postale: ognuno, nella sua filiale, si inventa regole proprie". I portalettere accusano Poste italiane, "società per azioni con la maggioranza che fa capo allo Stato", di sfruttare "fino all'osso lavoratori a tempo determinato con il ricatto della conferma per altri, pochi, mesi", e di approfittare, "fingendo di non vedere", di personale "che entra prima ed esce dopo perché non riesce nell'orario di servizio a svolgere il lavoro richiesto". Nel mirino infine anche i sindacati confederali, accusati di aver firmato l'accordo sulla riorganizzazione del recapito: "Invece di parlarne in assemblea con i lavoratori spariscono". La riorganizzazione del recapito nei mesi scorsi aveva portato anche a un aumento massiccio delle giacenze dei prodotti a firma, in primis le raccomandante, negli uffici di Viterbo, con tutti i ritardi conseguenti nella consegna ai destinatari.