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"Il 98% delle imprese edili non i regola"

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Paolo Di Basilio
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Il 98% delle aziende edili controllate dall'inizio dell'anno è risulta irregolare, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori. E' quanto è emerso dalla relazione dell'ispettorato del lavoro illustrata durante un confronto promosso nei giorni scorsi dall'Usb (Unione sindacale di base) di Viterbo. Erano stati invitati al tavolo tutti gli attori coinvolti: imprese, enti che devono controllare, Asl, sindacati. Hanno risposto presente l'ingegnere Marco Spezia, l'ispettorato del lavoro, il servizio ispettivo della Asl e i vigili del fuoco. L'ispettorato del lavoro, come già accennato, ha illustrato dei dati allarmanti in linea, dicono dall'Usb, “con le testimonianze reali che abbiamo raccolto negli ultimi tempi”. Nel settore edilizia nel 2019 il 98% delle aziende che hanno ricevuto un controllo è risultata non in regola. Le mancanze riscontrate dagli ispettori riguardano maggiormente l'assemblaggio dei ponteggi e la dotazione di dispositivi di protezione (Dpi). Si tratta di abbigliamento e accessori (caschi, guanti, cinture di sicurezza ed altro) che in alcuni casi non vengono proprio forniti a chi sale sui ponteggi e in altri ci sono, ma non sono adeguati al rischio. Per questo vengono elevate una serie di sanzioni, ma la soluzione, per i tecnici, è aumentare i corsi di formazione per lavoratori e datori sulla sicurezza per far venire meno la cultura del lavoro nero. Il dottor Quercia, responsabile del settore ispettivo della Asl, si è concentrato maggiormente della situazione del mondo agricolo, dove i controlli faticano a fotografare la realtà. Il 50% delle aziende ha delle irregolarità, ma è stata sottolineata la scarsità dei controlli. Per quanto riguarda l'edilizia è facile individuare i cantieri, per quanto riguarda l'agricoltura c'è una forte dispersione dei lavoratori sul territorio e dunque le ispezioni sono molto più complicate. Dunque per l'Usb propone una ricetta: “I controlli fanno emergere tutte le violazioni presenti in azienda. Se poi sono svolti in modo congiunto fra Asl e Ispettorato, si rilevano sia le mancanze in fatto di sicurezza che quelle contrattuali, obbligando i datori a sanarle senza alcuna ricaduta per i lavoratori”, dice Luca Paolocci che poi aggiunge: “E' fondamentale coordinarsi e agire a livello locale, le istituzioni politiche centrali infatti si muovono in senso opposto alla sicurezza e in generale, ai diritti dei lavoratori”. Per questo la Regione ha fissato una quota minima di controlli in azienda del 5%, a Viterbo da tempo si va oltre arrivando all'8%. Il sindacato dunque auspica “una stretta collaborazione a livello locale che permetta di individuare i settori più a rischio e agire concretamente, insieme ai lavoratori, nella difesa di diritti e sicurezza”. “Esortiamo i comuni a controlli stringenti sulle ditte prima di affidare appalti pubblici -ha continuato Paolocci- e ad inserire nei bandi pesanti sanzioni per quelle aziende che, in corso d'opera, vengono meno agli obblighi di legge. Il personale comunale potrebbe effettuare i controlli preliminari a vista per poi avvertire Ispettorato e Asl in caso di necessità”. “Proprio in linea con lo spirito di collaborazione che ha animato questo tavolo, il sindacato li a rispondere prontamente alle segnalazioni che vengono dal sindacato risultato delle denunce e delle testimonianze dirette dei lavoratori”, concludono dal sindacato autonomo che ringrazia “ gli enti che hanno accettato il confronto, dimostrando a pieno, oltre i formalismi, l'obbiettivo comune di restituire al lavoro e ai lavoratori diritti e dignità”.