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Minacce ai genitori, condannato a due anni

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Paolo Di Basilio
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Quelle lettere ingiuriose, piene di farneticazioni e minacce velate alla madre e al padre, gli sono costate la condanna. Il giudice Silvia Mattei ha inflitto due anni a un 48enne di Orte accusato di aver reso la vita impossibile ai suoi genitori arrivando a minacciare la madre di gettarle dell'acido in faccia. E' solo l'ultimo di una lunga serie di guai che il 48enne, che ha avuto problemi di alcolismo e tossicodipendenza, ha collezionato negli anni. I fatti per i quali è stato condannato sarebbero avvenuti dall'11 febbraio dello scorso anno, quando uscì dal carcere dopo aver scontato la pena per una precedente condanna, alla fine di aprile. I genitori, terrorizzati, in quel periodo si erano rifugiati in casa di un'altra figlia lasciando l'appartamento di famiglia situato in un condominio appena fuori dal centro abitato. Il 48enne allora, secondo l'accusa, avrebbe iniziato a inviare ingiurie e pesanti minacce di morte attraverso dei manoscritti farneticanti che faceva trovare nell'atrio del condominio, attaccati alla cassetta della posta o sul parabrezza dell'auto in uso all'anziana coppia. In un caso sul vetro anteriore della macchina della madre ha composto la scritta “Juden” con del nastro giallo e lo stesso giorno avrebbe recapitato un altro scritto farneticante di cinque fogli. La madre viveva nel terrore. Durante il processo, ascoltata in aula, ha riferito che il figlio aveva minacciato lei e il marito di sfregiarli gettandogli dell'acido in faccia. Per quei fatti nella primavera dello scorso anno per il figlio violento è scattata la custodia cautelare in carcere. Ieri il pm onorario Barbara Santi al termine della requisitoria aveva chiesto una pena di 2 anni e 6 mesi e alla stesse conclusioni era arrivata anche la parte civile sollecitando una pena ritenuta congrua. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Giuliano Migliorati, aveva sollecitato l'assoluzione sottolineando il fatto che il 48enne da tempo non conviveva con i genitori e che, per questo, non si poteva configurare l'ipotesi dei maltrattamenti in famiglia. Inoltre, secondo l'avvocato, non ci sarebbero state prove a sufficienza del fatto che gli scritti fossero stati realizzati dal suo assistito perché ci si è basati, sostanzialmente, sul fatto che la madre dell'imputato ha riconosciuto la calligrafia del figlio. La motivazione della sentenza arriverà entro trenta giorni. Solo dopo la difesa deciderà se ricorrere.