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Auto usata per fini personali, infermiera a processo

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Paolo Di Basilio
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E' stata rinviata a giudizio perché accusata di utilizzare l'auto di servizio per fini personali. Si tratta di un'infermiera professionale della Asl che opera nella zona di Orte. La donna ha sempre negato tutto e il suo difensore, l'avvocato Roberto Alabiso, parla di un clamoroso errore legato al posizionamento di un Gps nell'auto sbagliata. Il processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei (Giacomo Autizi ed Elisabetta Massini a latere) si è aperto nei giorni scorsi. La donna deve rispondere di peculato. Durante la fase formale dell'ammissione delle prove il suo difensore è tornato a chiedere di valutare meglio le carte per evitare un processo che potrebbe rivelarsi inutile, in ogni caso il collegio ha deciso di affrontare la questione più avanti quando saranno ascoltati i testimoni. I fatti risalgono al gennaio del 2017 e partono da un'attività informativa dei carabinieri di Orte. Ai militari era arrivata una segnalazione circa il comportamento tenuto da una delle infermiere della Asl addetta al servizio di assistenza domiciliare. Dunque scattarono le indagini e in una delle autovetture in uso al personale addetto alle cure nelle abitazioni dei malati cronici fu piazzato un Gps, ossia un dispositivo satellitare in grado di registrare gli spostamenti dell'auto. Incrociando le mappe con le relazioni di servizio, i carabinieri segnalarono alcuni spostamenti anomali. Scattò la denuncia e per l'infermiera fu chiesta anche una misura cautelare che tuttavia il giudice per le indagini preliminari non applicò sottolineando, come ha ricordato l'avvocato Alabiso, che non c'erano indizi tali per giustificarla. Ma secondo quanto sostiene la difesa, nelle carte dell'inchiesta c'è qualcosa che non torna. Infatti l'auto “monitorata” da carabinieri, la Fiat Panda dove è stato piazzato il Gps, non sarebbe quella che veniva utilizzata di solito dall'infermiera durante il servizio. Insomma, gli spostamenti sarebbero “anomali” perché il veicolo seguito dai carabinieri non sarebbe quello giusto. Un'ipotesi, ha insistito l'avvocato, ribadita anche da alcuni pazienti che hanno confermato le prestazioni domiciliari registrate nelle relazioni della Asl. L'avvocato Alabiso aveva chiesto di valutare l'ipotesi “dell'equivoco” già nella fase dell'ammissione delle prove con una sorta di eccezione preliminare. Come detto, il collegio ha preferito rimandare ogni valutazione alla fine dell'istruttoria. Dunque tutto è stato rinviato al 12 novembre, quando inizieranno a sfilare in aula i testimoni indicati dal pubblico ministero Chiara Capezzuto.