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Camilli nella morsa del clan: "Ti abbiamo aiutato, pagaci"

Il capo Giuseppe Trovato

Paolo Di Basilio
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ll nome di Piero Camilli nelle carte dell'inchiesta sulla mafia a Viterbo. Il boss Giuseppe Trovato e i suoi complici volevano chiedere all'imprenditore patron della Viterbese e sindaco di Grotte di Castro 120 mila euro perché sostenevano di avergli risolto un grosso problema. Per “convincerlo”, dato che sembra fosse andato a vuoto un faccia a faccia tra lo stesso Camilli e Trovato, avevano organizzato un attentato contro il figlio Vincenzo. Contro di lui viene quindi messa in atto “un'intimidazione in puro stile mafioso”, si legge nell'ordinanza firmata dal Gip Flavia Costantini, che spiegherebbe “l'omertà e la mancanza di collaborazione dell'imprenditore, che non ha denunciato le richieste estorsive subite preferendo far intervenire soggetti pregiudicati sardi (allo stato identificati in Pietro Raimondo Marras e Bachisio Franco Goddi) nel tentativo (vano) di fermare le pretese del Trovato”. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 30 GENNAIO E NELL'EDICOLA DIGITALE