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Gli inquirenti: "Da Ubertini poca collaborazione"

Paolo Di Basilio
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Le minacce nei suoi confronti e del figlio lo avevano convinto, secondo gli inquirenti, a sottomettersi alle volontà dei boss tacendo i dettagli degli atti intimidatori subiti addirittura anche in famiglia. Tra le vittime eccellenti dell'organizzazione criminale sgomitata venerdì 25 gennaio c'è l'attuale assessore all'urbanistica in quota Lega Claudio Ubertini, consulente esponente di spicco e di lungo corso del centrodestra viterbese. Sarebbe finito nel mirino del boss Giuseppe Trovato per la sua attività professionale. I due in verità si conoscevano anche perché frequentavano lo stesso bar di Luigi Forieri in via Genova, dove, a cinquanta metri, l'assessore ha peraltro il suo ufficio. Contro di lui cinque atti intimidatori a partire dal gennaio del 2017: l'incedio di una Smart; l'invio di una busta con un proiettile e il messaggio “fai l'omm”; il rogo dell'auto del figlio Enrico; la carcassa di un animale (un tasso) sul cofano dell'auto; e il danneggiamento di un'altra utilitaria. Per gli inquirenti i responsabili di tutto ciò sarebbero Giuseppe Trovato, gli albanesi Ismael Rebeshi e Sokol “Codino” Dervishi e Gabriele Laezza. Il calabrese, da quanto emerso finora, l'aveva giurata a Ubertini sia perché assisteva alcune persone finite nel mirino del clan, sia perché lo riteneva il gestore occulto di due agenzie di compro oro: una in via Cavour, intestata a un cingalese, e un'altra sulla Teverina. Nell'ordinanza firmata dal gip si sottolinea la “scarsa collaborazione” di Ubertini nelle indagini. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 29 GENNAIO E NELL'EDICOLA DIGITALE