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L'organizzazione imponeva il suo controllo su Compro Oro e locali notturni

Paolo Di Basilio
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Sono undici le persone finite in carcere e due agli arresti domiciliari al termine dell'operazione portata a termine all'alba del 25 gennaio dai carabinieri della Compagnia di Viterbo contro un'organizzazione che voleva imporre il suo controllo dei Compro Oro e dei locali notturni della città. Sono stati arrestati al culmine di un indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia e dopo l'ordinanza firmata dal gip di Roma. Mafia nel Viterbese, 13 arresti (Leggi qui) Carabinieri in azione all'alba (Guarda il video) I dettagli dell'operazione sono stati illustrati durante una conferenza stampa che si è tenuta al Comando provinciale dei carabinieri di Roma alla presenza di Michele Prestipino, procuratore aggiunto Dda Roma e del colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo. A capo dell'organizzazione, stando a quanto emerge dalle indagini, di sarebbero  Giuseppe Trovato, detto Peppino, 43enne di origini calabresi con legami con la famiglia 'ndranghetista  Giampà di Lamezia Terme, gestore di alcuni Compro Oro, e di Ismail Rebeshi, detto Ermal, imprenditore albanese di 36 anni nel settore dei locali notturni e della vendita di auto. L'organizzazione, secondo i carabinieri, era dedita principalmente ad imporre il proprio controllo su attività economiche e anche sul traffico degli stupefacenti. Sono stati poi arrestati Sokol Dervishi detto "Codino", Spartak Patozi detto "Richmond", Gazmir Guguri che si fa chiamare "Gas" e Shkelzen Patozi detto "Zen", tutti operai albanesi. Inoltre sono stati raggiunti dalla misura cautelare anche i viterbesi Gabriele Laezza, detto "Gamberone", Martina Guadagno, Luigi Forieri (gestore di un bar nella zona dei Cimini), Manuel Pecci titolare di un centro benessere e l'artigiano Emanuele Erasmi. Arresto anche per il romeno Ionel Pavel e per la compagna di Trovato, la marocchina Fouzia "Sofia" Oufir. Undici arresti (Guarda le foto) All'organizzazione smantellata dai Carabinieri  si sono rivolti anche comuni cittadini per risolvere contenziosi privati, per recuperare crediti, alla ricerca di "una giustizia alternativa". A loro  si sarebbe rivolto anche il titolare di un centro estetico per evitare una denuncia da parte di un cliente. Il sodalizio avrebbe organizzato così due rapine e anche un tentativo per sfregiare la vittima, non portato a termine grazie all'intervento dei carabinieri.