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Rapine alle banche di Oriolo e Faleria, in tre a processo

Paolo Di Basilio
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Sono accusati di aver messo a segno due rapine, nel 2015, all'Unicredit di Faleria e alla Banca di Credito cooperativo di Oriolo Romano. Si tratta di tre banditi che - secondo l'ipotesi dell'accusa - gravitavano intorno a un gruppo malavitoso di Pomezia specializzato in rapine all'interno di banche e caveau. I tre - Massimiliano Meridiani 45 anni, Domenico Palumbo 55 e Simone Franciosa di 43 - furono arrestati nell'ambito dell'operazione “Mask 2” condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo. La prima rapina si verificò a Faleria nell'ottobre del 2015. I tre, secondo la ricostruzione, entrarono nella banca indossando parrucche e cappellini coprendosi il viso con delle sciarpe o degli scaldacollo. In quel momento nella banca c'erano quattro clienti più i dipendenti.  “Entrò una persona che tranquillamente mi disse ‘vieni con me che questa è una rapina' - ha riferito il direttore della filiale Unicredit di Faleria in aula -. Fui quindi accompagnato nel caveau dove mi fu intimato di azionarne l'apertura a tempo”. Nel frattempo i malviventi avevano legato diversi clienti con delle fascette autobloccanti nere e avevano preso diversi soldi dalle casse aspettando l'apertura a tempo. Siccome un cliente anziano stava accusando un malore i malviventi scapparono prima dell'apertura del caveau (ci sarebbe voluta un'ora) portando via comunque 15.700 euro. Gli stessi soggetti portarono a termine anche una rapina - in parte fallita grazie al direttore che riuscì a chiudere all'esterno i banditi - a Oriolo dove, con le stesse modalità portarono via circa 13mila euro. SGOMINATA LA BANDA DEI RAPINATORI MASCHERATI (Leggi qui) Le indagini si concentrarono immediatamente su una batteria - una banda messa in piedi per pochi colpi - che gravitava nella zona di Pomezia. La svolta arrivò dopo che i tre furono arrestati per una rapina simile a Paliano.  Dagli accertamenti spuntarono fuori delle fascette simili a quelle usate nei due colpi nel Viterbese. In una di quelle utilizzate per legare i clienti a Faleria i Ris riuscirono a estrarre delle tracce biologiche che attraverso il Dna sono state poi attribuite a uno degli imputati. Inoltre i carabinieri hanno sequestrato cappellini, parrucche e uno scaldacollo. Il collegio composto dai giudici Silvia Mattei, Rita Cialoni e Giacomo Autizi a latere ha rinviato al 9 maggio per ascoltare gli ultimi testimoni dell'accusa.