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Ai domiciliari i tre rapinatori del Western Union

Paolo Di Basilio
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Sono agli arresti domiciliari accusati di rapina aggravata in concorso. La polizia ha chiuso le indagini sulla rapina al Western Union di via delle Piagge lunedì scorso. Dopo l'arresto del cameriere di 26 anni (M. B.), di origini campane, avvenuto poco dopo il colpo da 5mila euro messo a segno nella serata di lunedì, gli agenti della squadra volante e la squadra mobile si sono messe al lavoro e, attraverso una delicata attività d'indagine, sono riusciti a dare un volto e un nome a gli altri due presunti rapinatori. Si tratta di un viterbese, S. B. di 26 anni e suo cognato, M. H. venticinquenne di origini afghane. RAPINA AL WESTERN UNION (Leggi qui) Secondo le prime testimonianze i tre sono entrati al Western Union, due di loro con il viso coperto impugnando un coltello da cucina e una pistola e minacciando gli impiegati si sono fatti consegnare 5.000 euro che era l'incasso della giornata. Grazie alle primissime testimonianze la polizia è arrivata subito nelle ore successive al cameriere di origini campane. Facendo dei riscontri sui suoi legami, gli agenti sono risaliti dunque agli altri due e venerdì durante la convalida dell'arresto di M. B. il pm Stefano D'Arma - ricevuta l'informativa della polizia - ha chiesto e ottenuto dal gip Rigato la misura cautelare agli arresti domiciliari anche per gli altri due presunti rapinatori. I due sono stati prelevati dagli agenti nel pomeriggio di venerdì: uno era in casa e l'altro stava rientrando in auto. Sono state denunciate in concorso anche due donne accusate di aver dato un passaggio a uno dei rapinatori in fuga. Il gip ha deciso anche di applicare ai tre il braccialetto elettronico. Non appena saranno terminate delle operazioni tecniche - come la perimetrazione delle abitazioni dei tre - i tre saranno controllati con il dispositivo elettronico. “Se si muoveranno oltre le loro abitazioni - ha spiegato il dirigente della squadra mobile Fabio Zampaglione - scatterà un allarme nella nostra sala operativa”. Ora l'attenzione degli investigatori si sta rivolgendo sulle due rapine con il coltello messe a segno la scorsa settimana in via Pertini e in un bar nei pressi della stazione di Porta Romana. Si tenta di capire - visto per esempio l'utilizzo di un coltello da cucina - se ci sono dei legami con il gruppo di presunti rapinatori finiti ai domiciliari. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 20 DICEMBRE O NELL'EDIZIONE DIGITALE