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Feto nel cassonetto, chiesta nuova perizia

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Evandro Ceccarelli
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Sarà affidata a tre medici, il 3 giugno, la perizia voluta dal gup Salvatore Fanti sul caso del feto trovato in un cassonetto di via Solieri, al Carmine, e sulla effettiva imputazione da attribuire ai due imputati, una giovane rumena e un suo amico, infermiere a Belcolle, ammessi all'abbreviato “secco”. I due, dopo un lungo braccio di ferro tra accusa e difesa, sono stati imputati di omicidio. La difesa, gli avvocati Maria Antonietta Russo e Samuele De Santis, non accettano la tesi dell'omicidio, e propendono invece per l'infanticidio. A indurre il giudice a disporre la perizia, è stata la consulenza medico legale presentata dalla difesa. Consulenza, secondo cui i farmaci sequestrati dagli inquirenti, e posti alla base dell'imputazione, non sarebbero affatto abortivi. Insomma, non erano farmaci che la donna, al settimo mese di gravidanza, avrebbe preso per abortire. In discussione, anche un altro punto: le condizioni psicofisiche della madre al momento del fatto. Secondo la consulenza della difesa, c'erano problemi, nel “post partum”, legati, tra l'altro, a squilibri ormonali e a una situazione traumatica che ne rendevano, appunto, assai compressa la volontà. I periti dovranno, adesso, stabilire se il farmaco sequestrato fosse davvero in grado di uccidere.