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Il business dell'oro rubatofruttava 4 milioni l'anno

Paolo Di Basilio
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Fruttava più di quattro milioni l'anno il business dell'oro e l'argento rubato. Il particolare è emerso durante la conferenza stampa convocata martedì 24 marzo presso il Comando dei Carabinieri di Viterbo per illustrare l'operazione "Silver&Gold" che ha portato all'arresto di 15 persone (3 sono ancora ricercate) accusate di aver messo in piedi un'organizzazione specializzata nel riciclaggio di preziosi rubati (leggi qui). Le 15 persone arrestate su ordinanza del gip Franca Marinelli, dopo la richiesta del pm Fabrizio Tucci, sono accusate di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio. "Si trattava di una holding", ha detto il colonnello Mauro Conte, comandante provinciale dei Carabinieri, di Viterbo. I militari, dopo 90 giorni di indagini, hanno ricostruito tutta la filiera dell'oro e dell'argento rubato. Le indagini sono scattate dopo una serie di segnalazioni arrivate ai carabinieri della stazione di Viterbo. L'oro rubato in ville della provincia di Viterbo e in quelle di Roma e delle altre zone del Lazio, veniva portato in un compro oro di Viterbo. Per i carabinieri si trattava di una vera e propria centrale operativa dell'organizzazione: i tre gestori sono stati arrestati insieme ad altre nove persone tra le quali una donna rom che in un primo tempo doveva essere solo perquisita poi è stata arrestata perché si è scoperto che sulla sua testa pendeva un ordine di cattura del tribunale di Trieste. I preziosi rubati, una volta arrivati nel compro oro di Viterbo, ripartivano alla volta di un negozio di antiquariato nel ternano che fungeva da copertura. Lì i gioielli venivano ripuliti con l'emissione di false fatture per poi volare verso una fonderia di Arezzo. I carabinieri hanno scoperto che il negozio era una scatola vuota che serviva appunto per far arrivare l'oro "pulito" fino alla fonderia. L'oro veniva nascosto in delle buste della spesa o in delle valigie e veniva trasportato in maniera "sicura" grazie all'utilizzo di staffette che avvertivano della presenza di posti di blocco. Tra gli arrestati topi di appartamento, antiquari della zona di Roma, ricettatori con contatti avviati con i rom e malavitosi asiatici. Le indagini continuano.