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Quelle finestre che hanno messonei guai il capitano Cuneo

Paolo Di Basilio
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La compagnia, l'aveva lasciata a giugno, per andare a dirigere, a Roma, un importante nucleo operativo -ramificato in tutt'Italia - al ministero dell'Agricoltura. Un nucleo carabinieri che, ultimamente, si stava occupando di importanti frodi comunitarie. Andandosene, dopo sette anni, con la prospettiva d'essere, a breve, promosso maggiore, il capitano Massimo Cuneo si lasciava alle spalle un'attività operativa imponente: basti pensare, a titolo d'esempio, a quel record di 143 arresti effettuati, in un solo anno, dai suoi uomini. Da mercoledì 11 febbraio, dopo un avviso di garanzia di cui, già da mesi, circolava la voce, è agli arresti domiciliari. Peculato, ma anche rivelazione di segreti: questi i reati che, nel quadro di un'indagine che, coordinata dal pubblico ministero Paola Conti, ha visto in azione gli stessi carabinieri a la Guardia di finanza, gli sono stati contestati. Allibito chi, sul piano umano, ne conosceva la cordialità. E prudente chi, di fronte a tante inchieste, sa che, a volte, gli esiti finali non sono quelli che, all'inizio, si potrebbero presagire. La notizia, al di là dì una scarna nota ufficiale, è stata blindata. Massimo Cuneo, rampollo di una famiglia di prestigiosi ufficiali dei carabinieri e dell'Esercito, sembra che, nel mirino, ci fosse finito da tempo. Almeno, secondo indiscrezioni, da un paio d'anni. Era arrivato a Tuscania mettendo, in pochi mesi, a ferro e fuoco gli ambienti locali dell'edilizia. Contestando, uno dopo l'altro, una serie di abusi. I problemi, per lui, sarebbero cominciati quando, a un certo punto, avrebbe incocciato con un falegname. Doveva, pare, sistemare alcuni infissi d'una stazione. Alla fine, oltre a quelli, avrebbe “curato” anche quelli delle finestre dell'abitazione privata. Importo: millesettecento euro. Che, secondo una configurazione accusatoria, sarebbero finiti nell'alveo complessivo delle spese. L'abitazione, si sarebbe trovata in un piccolo centro del comprensorio. La denuncia, invece, secondo indiscrezioni, sarebbe partita da un tarquiniese. Sul fronte dei “segreti”, c'è un retroscena: le indagini, a un certo punto, avrebbero investito, facendone degli indagati, il sindaco, un consigliere e un'assessore di Tuscania. Sembra che, a un certo punto, avesse fatto loro sapere che, mentre erano lì, con lui, in caserma, era in corso una perquisizione che, in qualche modo, toccava un uomo dell'amministrazione. Anzi, la moglie. Nella loro casa, stando ad alcune ipotesi, era conservata della refurtiva. I tre, sindaco, consigliere e assessore, sono stati sentiti. Uno solo, però, ha parlato. Per tutti, ben presto, è arrivato il proscioglimento. Rivelazione di “segreto” a perquisizione in corso. Quali, dunque, potevano esserne le conseguenze? E' uno dei tanti misteri di un'inchiesta che, di segreti, potrebbe, dietro le quinte, custodirne molti. Contestualmente all'arresto, sono state eseguite, è detto nella nota stampa, perquisizioni, tanto nella Tuscia che a Roma. L'ufficiale, pur trasferito a Roma, continuava a vivere nella Tuscia. L'attività operativa, il rapporto con la popolazione (con i deboli, gli indifesi; non solo con i notabili) è sempre stato ottimale. E molti, ieri, della notizia del suo arresto, ne soffrivano. Intanto, resta l'attesa di sapere cosa realmente vi sia, dietro questo arresto. Ci sono, però, dei punti fermi. Quel percorso di chilometri nell'alta neve, per esempio in piena notte, con le strade bloccate, per andare a salvare, a rischio della propria vita, un sequestrato.