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In Provincia il centrodestra vota il bilancio sul quale aveva presentato ricorso al Tar

Pietro Nocchi

Evandro Ceccarelli
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L'era delle larghe intese, dell'inciucio o del governissimo (l'espressione varia a seconda dei punti di vista), già iniziata con l'ingresso del centrodestra nella giunta presieduta dal dem Pietro Nocchi, è partita ufficialmente giovedì in Provincia con il via libera al bilancio consuntivo, primo atto ufficiale approvato dalla nuova maggioranza allargata con il solo voto contrario dell'esponente della lista “Per i beni comuni”, Fabio Valentini. Lega, FdI e FI, che nel parlamentino di via Saffi siedono sotto le insegne civiche di “Insieme per la Tuscia” e “Tuscia Tricolore”, hanno messo da parte tutti i dubbi e le ostilità del passato nei confronti dell'amministrazione Nocchi, a cominciare proprio dalla gestione economica, e hanno votato un rendiconto contro il quale fino a pochi mesi fa avrebbero fatto fuoco e fiamme, e magari pure qualche ricorso al Tar, tipo quello presentato solo nel febbraio scorso da una decina di sindaci di centrodestra per chiedere l'annullamento delle delibere di bilancio. Poi, come noto, è scoppiata l'emergenza coronavirus e la pandemia di buonismo ha contagiato pure la politica di Palazzo Gentili rendendo possibile quel governo delle larghe intese sempre auspicato da Nocchi, ma sfumato un anno fa per l'improvviso voltafaccia di FI e FdI, i quali all'ultimo momento rifiutarono di andarsi a sedere su una tavola già apparecchiata dal presidente. Il voto al consuntivo di giovedì segna dunque l'inizio della fase 2 a Palazzo Gentili, la fase del tutti insieme appassionatamente - Pd panunzianoo da una parte, Lega, FI e FdI dall'altra - in cui l'unica opposizione rimasta è ora quella del solo consigliere di “Per i beni comuni”, esponente dell'ala moderata e riformista del Pd. Un modello, quello delle larghe intese, già sperimentato nell'estate 2019 nella nomina del nuovo cda di Talete e che si sta cercando di esportare anche in altri comuni della Tuscia. Valentini, collegato in videoconferenza da Montalto, si è rifiutato di votare anche le linee di indirizzo per l'aggiornamento del piano triennale per la corruzione e la trasparenza, attirandosi per questo le critiche del vicepresidente e sindaco forzista di Bassano in Teverina Alessandro Romoli, lo stesso che conbtro quel bilancio a sputato veleno fino a tre mesi fa.