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Incendi, rapine ed estorsioni: presa la banda dei sardi

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Giorgio Palenga
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Furti, danneggiamenti aggravati, incendi dolosi ai danni di autovetture, di aziende agricole  commerciali a fini estortivi. E ancora: rapine in villa, traffico di droga, ricettazione e possesso di armi clandestine. Sono questi i reati contestati a una banda di sardi operante nella Tuscia sgominata la notte scorsa dai carabinieri. Tredici le persone finite in manette: dieci sardi, due viterbesi e un romano.  L'operazione Mamuthones (il nome deriva dalle maschere tipiche del carnevale sardo di Mamoiada), ha visto impegnati oltre 150 carabinieri del comando provinciale di Viterbo, con l'ausilio di un elicottero del nucleo di Pratica di Mare e di unità cinofile. Undici dei provvedimenti sono stati eseguiti nella provincia di Viterbo mentre gli altri due nella provincia di Roma.  Ronciglione, Nepi, Castel Sant'Elia, Sutri, Carbognano, Monte Romano, Caprarola e Mazzano Romano: questi i paesi dove la banda operava. Nel corso dell'operazione sono state effettuate 14 perquisizioni, nove nel territorio della Tuscia e 4 in quella di Roma, con l'impiego di metal detector ed unità cinofile addestrate per la ricerca di armi occultate che hanno consentito di raccogliere elementi di interesse investigativo nonché di arrestare in flagranza di reato un pregiudicato romano 40enne che nascondeva in casa 1,2 kg di hashish, 10 g di cocaina e materiale per il taglio e confezionamento delle sostanze. L'indagine ha preso il via a seguito di incendi subiti da alcuni imprenditori della Bassa Tuscia, che si sono rivelati essere invece atti ritorsivi per costringerli a soddisfare richieste avanzate dal gruppo criminale nei loro confronti. Nel corso delle indagini si è dovuta abbattere una forte resistenza delle vittime alla collaborazione per il forte timore nei confronti degli appartenenti al sodalizio per la loro “fama criminale”, ottenuta grazie a precedenti atti di violenza e di sopraffazione operati nella bassa Tuscia a carico di numerose vittime. Questa fama negativa si è rapidamente diffusa tra la popolazione che ha iniziato a nutrire timore ed uno forte stato di assoggettamento. L'autorità giudiziaria sulla base delle investigazioni ha delegato la compagnia di Ronciglione allo svolgimento di ulteriori approfondimenti che hanno permesso di accertare una lunga serie di reati commessi da costoro, in concorso con soggetti non affiliati, ma comunque legati da vincoli malavitosi. In tale contesto sono emersi altresì episodi criminali del passato rimasti sino ad allora impuniti.  Nel corso dell'attività sono stati infine sequestrati due autocarri di provenienza furtiva opportunamente modificati per commettere altri furti di bestiame, un trattore agricolo di provenienza furtiva e 500 grammi di marijuana.