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Calcioscommesse, minacce al giocatore della Viterbese: "Sei nel mirino, può succederti qualcosa di brutto"

Paolo Di Basilio
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La polizia, attraverso una complessa indagine telematica condotta dalla Digos e dalla squadra mobile della Questura di Vercelli, nonché dalla Digos di Viterbo, coordinate dalle rispettive Procure della Repubblica, è giunta all'identificazione di un giovane residente nella provincia di Catania, ritenuto responsabile di tentata estorsione nei confronti di un giocatore della Pro Vercelli e di un giocatore della Viterbese. Per approfondire leggi anche: Calciatore della Viterbese minacciato di morte I calciatori, prima dell'inizio delle partite, si erano visti recapitare gravi minacce di morte se non avessero concorso alla sconfitta delle squadre di appartenenza nel turno di campionato di serie C del 29 settembre 2019. Le minacce sono giunte sui cellulari delle vittime tramite messaggi Instagram e whatsapp ed erano tali da intimorire e seriamente influenzare le prestazioni calcistiche dei professionisti in campo ed erano del seguente tenore: “Sei nel mirino e può succedere una cosa molto brutta quindi occhio vivo a quello che accade che ci sono troppe scommesse sul due se salta la partita ti puoi considerarti sotto mirino”; “Stai attento … perché domani se salta la partita pagherai molto amaramente un preavviso poi fai quello che vuoi”; “Credimi veramente perché sarai sbalzato in aria se salta la partita”, “E puoi denunciare e tutto a me non frega nulla però sappi che sarai morto”, “A domani fai il tuo dovere e non succederà nulla”, “Dimenticavo anche se ti rifiuti di giocare e la partita salta ci vai sempre tu nel mezzo”, “Quindi sistema tutto”. Per approfondire leggi anche: Calcioscommesse, truccavano le partite di Lega Pro Frasi alle quali, per rendere maggiormente credibile la minaccia, il soggetto allegava anche una foto riproducente una scommessa di 2500 euro effettuata su un noto portale di scommesse. Per approfondire leggi anche: La Viterbese supera il Francavilla allo scadere L'indagine informatica è partita immediatamente grazie alla collaborazione degli stessi giocatori e delle società calcistiche interessate, che immediatamente hanno denunciato l'accaduto. I poliziotti, attraverso una accurata elaborazione e analisi dell'immagine allegata alle frasi minatorie, nonostante l'autore avesse apportato delle modifiche per rendersi irrintracciabile,  individuavano il conto gioco utilizzato dallo scommettitore. Le ulteriori e sofisticate indagini, condotte attraverso l'acquisizione di tutte le tracce telematiche lasciate dall'autore, hanno consentito di raccogliere ulteriori riscontri e individuare il responsabile.