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Minaccia la famiglia del ristoratore, arrestato il fratello del boss della Mafia viterbese

Paolo Di Basilio
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Ha minacciato, spalleggiato da tre connazionali, un ristoratore per farsi consegnare 5.700 euro. Soldi che servivano per le spese legali del fratello in carcere al 41 bis. I carabinieri di Viterbo hanno nuovamente arrestato nei giorni scorsi l'albanese David Rebeshi, fratello del più noto Ismail, in carcere a Cuneo perché accusato di essere uno dei boss, insieme a Giuseppe Trovato, della mafia viterbese. Insieme a lui sono finiti in carcere tre persone: I. F. di 21 anni, K. A. di 24 e L. V. di 23. Sono tutti accusati di estorsione con l'aggravante del metodo mafioso ai danni di un ristoratore viterbese che nel 2018 era stato già vittima del clan calabro-albanese. Infatti l'organizzazione gli incendio la sua Jaguar. Per approfondire leggi anche: Minacce a un ristoratore, 4 arresti L'imprenditore nelle scorse settimane era stato avvicinato da David Rebeshi che pretendeva 4.000 euro a titolo di risarcimento per il fratello che prima di finire in carcere aveva acquistato un'autovettura, poi risultata malfunzionante, da un amico del ristoratore. La vittima prima ha cercato di opporsi alla richiesta, poi ha preso tempo. Nel frattempo gli albanesi hanno alzato le pretese chiedendo 5.700 euro. Poi sono partite, secondo la ricostruzione dei carabinieri, le minacce. “Ti bruciamo il locale” avrebbero detto gli albanesi per poi minacciare di morte l'imprenditore e i suoi familiari. A quel punto la vittima si è rivolta ai carabinieri per aver protezione. Dunque è stato organizzato uno scambio. L'imprenditore ha dato appuntamento agli albanesi nel parcheggio di un locale nei pressi di Tuscania promettendo che avrebbe portato parte della somma richiesta. Non appena Rebeshi ha preso i soldi, sono intervenuti i carabinieri che hanno arrestato lui e i tre connazionali che lo aspettavano in auto. Per approfondire leggi anche: Le parole del boss: "Quando arriviamo noi bisogna mettere il pannolino" L'arresto è stato convalidato dal gip Savina Poli al termine di un lunghissimo interrogatorio, durato quasi una giornata intera, all'interno del carcere di Mammagialla. Tutti i quattro arrestati hanno risposto alle domande assistiti dai loro legali, Roberto Alfetra del foro di Roma per Rebeshi, Remigio Sicilia per gli altri tre. Il gip ha poi firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. I tre attualmente si trovano a Mammagialla. Gli viene contestata l'aggravante del metodo mafioso dunque gli atti dell'inchiesta saranno inviati alla Dda di Roma. Per approfondire leggi anche: L'operazione dei carabinieri contro la mafia viterbese (guarda il video) Per i carabinieri il denaro richiesto da Rebeshi serviva per pagare le spese legali al fratello che il 21 dicembre scorso dovrà affrontare, insieme agli altri 12 arrestati nell'operazione Erostrato, l'udienza preliminare davanti al gip di Roma che si dovrà pronunciare sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm titolari dell'inchiesta, Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci. David Rebeshi non fu coinvolto direttamente nell'inchiesta sulla mafia viterbese. Tuttavia era sorvegliato speciale dopo che il 3 febbraio del 2017 fu trovato in possesso di 38 chili di droga. Dopo più di un anno ai domiciliari nel maggio scorso i carabinieri gli hanno sequestrato 22 mila euro ritenuti il provento di attività criminali. Per l'arresto per droga, il fratello Ismail, da quanto emerge dalle carte dell'inchiesta, fece incendiare le auto dei carabinieri che si occuparono delle indagini.