Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Psichiatria, nuove aggressioni al personale

Paolo Di Basilio
  • a
  • a
  • a

“Chiudete il reparto di psichiatria di Belcolle”. La richiesta, alla luce di due recentissime aggressioni a medici e personale da parte di pazienti ricoverati, arriva dal sindacato Nursing Up ed è contenuta in una lettera inviata all'assessore regionale alla sanità, a tutti i gruppi consiliari della Pisana e al vicepresidente della settima commissione Loreto Marcelli. Nel documento si mettono in evidenza, numeri e verbali dei Nas alla mano, tutte le carenze dell'unità operativa ospedaliera, integrata nel Dsm (Dipartimento di salute mentale). Per Mario Perazzoni, segretario dell'area nord del sindacato infermieristico, il reparto sarebbe privo dei requisiti minimi strutturali, organizzativi e di organico, e per questo non garantirebbe la sicurezza degli operatori, considerata soprattutto la particolare tipologia di pazienti in carico, spesso aggressivi e violenti. Il cahier del doleance srotolato dal Nursing Up è lungo: mancano, come documentato dai carabinieri del nucleo antisofisticazione e sanità in un sopralluogo compiuto il 28 gennaio scorso, specchi infrangibili nei bagni, non ci sono spazi esterni di pertinenza del reparto, né aree per i fumatori (“i pazienti tabagisti vengono fatti fumare nei corridoi”, denuncia Perazzoni). Mancano inoltre stanze per il soggiorno e per i colloqui, mentre il day hospital, che dovrebbe essere annesso al reparto, “si trova a 12 km di distanza, all'ospedale di Montefiascone”. “L'unità operativa Spd - si legge nel verbale dei Gas - è articolata in 4 camere da circa 10 metri ciascuna, da 2 posti letto più un posto letto che viene aggiunto in ciascuna camera in casi di emergenza”. “Camere doppie di misura inferiore a quella prevista dalla legge vengono utilizzate come triple - rileva Perazzoni - . I posti letto sono 8, quando per legge dovrebbero essere almeno 15 in un reparto e almeno 32 in totale nella provincia di Viterbo tenendo conto della popolazione: la legge ne prevede infatti uno ogni 10 mila abitanti". A livello di organico, secondo i calcoli del sindacato, mancano all'appello: un medico, uno psicologo, un assistente sociale, 8 infermieri, 4 tecnici della riabilitazione, un Oss e un ausiliario. “Chiediamo, fino all'adeguamento dei requisiti minimi di legge, la chiusura di un reparto in condizioni disastrose e questa affermazione ci viene ripetuta come un mantra dagli stessi operatori”, sottolinea Perazzoni ricordando anche l'ispezione all'Spdc compiuta dai Nas nel gennaio scorso: “Nulla è stato fatto per risolvere le pesanti criticità documentate. Non è stata adeguata la struttura che dovrebbe prevedere spazi e risorse per le attività riabilitative e sociali. A dimostrazione dell'inidoneità del reparto, due medici sono stati aggrediti, rispettivamente con 30 e 25 giorni di prognosi, negli ultimi giorni. Oltre ai numerosi episodi di violenza a danno degli operatori, in passato sono stati registrati anche gravi atti di violenza tra gli stessi pazienti, oltre a diversi tentativi di incendio della struttura. Diversi operatori ci hanno riferito come le aggressioni al personale sanitario generalmente passino sotto silenzio, e specialmente in psichiatria siano, stranamente, ritenute quasi parte naturale dell'intervento”. Perazzoni riferisce poi testualmente alcuni sfoghi avuti da psichiatri e operatori dietro la garanzia dell'anonimato: “ ‘Ho preso tante botte… anche gli infermieri. Poi se fai un intervento e qualcosa va storto finisci sui giornali e la colpa è sempre nostra', ci ha detto uno psichiatra che lavora presso l'Spdc e attua interventi d'emergenza. Un altro operatore ci ha confessato di “avere paura, specie quando si curano pazienti stranieri, perché i pazienti non sono più quelli di una volta, alcuni non parlano italiano, non ci si riesce a capire, a volte sono terrorizzato”. Il Nursing Upl, sulla base delle irregolarità riscontrate dai Nas e degli ultimi episodi, chiede alla Regione provvedimenti, a cominciare dall'istituzione di 15 posti letto nell'ex reparto di ostetricia (chiuso) dell'ospedale Civita Castellana. In mancanza dei quali, e in caso di future nuove aggressioni, è pronto a presentare denunce in procura.