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Truffa Inps, in quindici a processo

Paolo Di Basilio
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Truffa all'Inps di Viterbo, tutte rinviate a giudizio le 15 persone - dirigenti, impiegati e beneficiari dei presunti favori - per le quali la Procura aveva sollecitato, fin dal marzo del 2017, il processo. Tra loro c'è anche il presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini. Dopo una lunga udienza preliminare, ieri è arrivata la decisione del gup Savina Poli. Il processo partirà il 14 maggio del prossimo anno davanti al giudice monocratico Giacomo Autizi. I quindici imputati sono accusati a vario titolo di falso e truffa ai danni dello Stato. Tuttavia, il destino del processo appare segnato: per uno dei 19 capi di imputazione il gup ha dischiarato prescritti i reati, per gli altri il termine scadrà tra la primavera e l'autunno del prossimo anno. All'inizio del processo dunque potrebbe sfoltirsi il numero degli imputati. Per adesso a maggio dovranno presentarsi davanti al giudice i funzionari Inps Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala. Poi gli ex dipendenti Inpdap, passati all'Inps, Massimo Mecarini e Rita Tinniello. Tutti gli altri sono i presunti beneficiari dei presunti favori: l'ex consigliere regionale del Pd (prima Ds) Giuseppe Parroccini, l'ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi, Rossella Pari, Alfredo Brizi, Manlio Padovan, Tiziana Giorgi, Andrea Filoscia, Renato Geri, Sandro Moscetti, Cosimo Raona e Loretta Chiarapini. I vari difensori (gli avvocati Claudia Polacchi, Massimo Pistilli, Luigi Sini, Giovanni Labate, Francesco e Roberto Massatani, Luca Poletti, Elisabetta Centogambe, Marco Valerio Mazzatosta, Marco Sabatini ed Elena Gallo) durante la discussione hanno sottolineato che molte delle accuse sono legate a pratiche molto vecchie nel tempo e che non sarebbe stato provato alcun beneficio per i funzionari che avrebbero favorito gli amici nelle pratiche pensionistiche. Secondo l'accusa, il fascicolo è stato seguito dal sostituto Paola Conti, attraverso l'aiuto degli impiegati Inps finiti a processo queste persone avrebbero riscattato i contributi per la laurea e quelli per il percorso per l'abilitazione professionale pagando molto meno di quanto dovevano. Il trucco utilizzato, secondo l'accusa, è stato quello di falsificare la data delle richieste facendole risultare come presentate nei primi anni Novanta quando questo tipo di operazioni costava molto meno. In altri casi la presunta truffa sarebbe stata messa in atto “giocando” sulle retribuzioni, facendo figurare quella più redditizia per il beneficiario del favore. Il danno per l'istituto di previdenza, stimato dalla Procura, sarebbe stato di 560 mila euro. Per questo l'Inps di Viterbo si è costituita pare civile tramite gli avvocati Giovanni Malagara del foro di Reggio Calabria ed Edoardo Urso di quello di Roma.