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Il pakistano riconosciuto da due sedicenni

Le immagini della videosorveglianza

Paolo Di Basilio
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Questa volta le presunte vittime delle molestie lo hanno riconosciuto dietro allo specchio. Lo hanno indicato come l'uomo che avrebbe tentato degli approcci di tipo sessuale con loro. Nuova svola nell'inchiesta sul presunto pedofilo seriale che ha terrorizzato bambine e ragazzine viterbesi nei mesi scorsi. L'indagato resta sempre il bracciante pakistano di 29 anni arrestato a fine maggio e scarcerato a luglio dopo che quattro vittime non lo avevano indicato durante il riconoscimento all'americana davanti al gip. Ieri invece altre tre ragazze, tutte sedicenni una italiana e le altre due di origine straniera, lo hanno riconosciuto come l'uomo che in due distinti episodi - uno risalente al 2018 e l'altro al 10 settembre scorso - avrebbe tentato degli approcci con loro. La prima ragazza ha riferito che il pakistano l'avrebbe trascinata in un vicolo con l'intenzione di abusare di lei, toccandole il seno e le parti intime. L'altra invece sarebbe stata avvicinata dal bracciante che dopo averle stretto la mano le avrebbe chiesto un bacio. La giovane, spaventata, è fuggita. Quest'ultimo episodio è stato confermato anche da un'amica sentita sempre ieri durante l'incidente probatorio disposto dal gip Francesco Rigato. Ma sulle modalità di come è avvenuto l'esame è polemica con i difensori del pachistano (gli avvocati Marina Bernini e Samuele De Santis) che annunciano battaglia. L'interrogatorio, a differenza di ciò che avvenne per il primo incidente probatorio, non si è svolto a Palazzo di Giustizia, ma in Questura. “E' stato compresso il legittimo diritto alla difesa vietando l'ingresso a membri del collegio difensivo, e come già avvenuto a seguito del primo incidente probatorio, a noi favorevole, intendiamo criticare le modalità di svolgimento dell'audizione protetta e della ricognizione atipica oltre che dello stesso incidente probatorio perché tutti particolarmente suggestionanti ed in evidente violazione della Carta di Noto”, dicono i due legali annunciando che solleveranno il problema attraverso la Camera penale di Viterbo. Per i difensori le condotte descritte dalle testimoni ascoltate ieri “non integrano il reato ascritto”, ossia l'ipotesi di violenza sessuale aggravata. Non è escluso che la Procura, il titolare del fascicolo è la dottoressa Chiara Capezzuto, possa chiedere un aggravamento della misura cautelare per il pakistano che, da fine luglio, è sottoposto solo all'obbligo di firma.