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Città sott'acqua aspettando l'appalto ponte

Paolo Di Basilio
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Il capoluogo della Tuscia finisce sott'acqua e torna d'attualità il tema della pulizia delle caditoie. E' bastata mezz'ora di pioggia battente, nella giornata di ieri, per annegare la città dei papi. I tombini ostruiti rimangono la pietra dello scandalo, a più di un anno – per l'esattezza sedici mesi - dalla delibera d'indirizzo del Consiglio comunale che ha deciso di separare il servizio di manutenzione e pulizia delle caditoie dal calderone della raccolta rifiuti. Mossa fondamentale per intervenire sulle criticità dettate dalle piogge ma rimasta bloccata perché l'appalto ponte, che prevede lo scorporo, non è stato ancora assegnato e tutto continua a essere gestito da Viterbo Ambiente in rispetto del vecchio contratto. Lì il servizio di pulizia dei tombini viene assegnato a corpo. Questo significa che non c'è un obbligo ispettivo unità per unità da parte del personale di Viterbo Ambiente ma un generico incarico d'intervento sulle situazioni che si ravvisano come critiche. Concetto tanto vago quanto caotico. Morale della favola non sufficiente a tenere sotto controllo gli 8mila tombini di Viterbo. A Palazzo dei Priori hanno stimato interventi messi a punto dalla società in circa 2 mila punti, un quarto del necessario. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'affidamento dell'appalto ponte sarà il punto di svolta. Liberato il discorso caditoie e assegnato il relativo servizio di controllo e pulizia al migliore sul mercato, con apposita gara da 120mila euro all'anno, si avranno le garanzie di un controllo periodico su tutti gli 8mila tombini. Finché non si compie questo passo il capoluogo è destinato a finire letteralmente sott'acqua ogni volta che si presenterà un temporale intenso. Palazzo dei Priori infatti sta subendo oltre al danno la beffa di non poter mettere alcuna pezza alla situazione attuale.  Le norme infatti vietano di appaltare un servizio che risulta già appaltato.