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"Il riconoscimento all'americana andava fatto prima"

Paolo Di Basilio
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“Bisogna smetterla con le indagini basate su riconoscimenti fotografici anomali”. A parlare è l'avvocato Samuele De Santis uno dei difensori del pakistano di 29 anni che è stato 56 giorni in carcere con l'accusa di aver tentato di molestare quattro bambine a Viterbo, liberato, anche se con l'obbligo di firma venerdì dal gip Francesco Rigato dopo che nell'incidente probatorio che si è svolto il giorno precedente nessuna delle piccole lo aveva riconosciuto come l'uomo che le aveva aggredite. Le accuse si basavano essenzialmente sul riconoscimento avvenuto in Questura davanti agli agenti della squadra mobile che indagavano. Un atto che i difensori del pakistano avevano comunque contestato fin dall'inizio. Il momento in cui sono state mostrate le foto alle bambine negli uffici della questura è stato ripreso dalle telecamere: “Da subito vendendo quel video appariva evidente la fragilità e la carica di suggestione delle piccole”, dice De Santis che tuttavia ci tiene a precisare che crede “nell'assoluta buona fede degli operati, esperti e lavoratori abneganti”. Tuttavia per il legale: “Questo mostro giuridico inesistente nel codice di procedura penale delle ricognizioni fotografiche atipiche, nato nella prassi da una commendevole pratica poco garantista, deve finire. Bisogna farlo ora che finalmente un caso di cronaca giudiziaria detta la via. Non è questo e non deve essere più questo il modo di far riconoscere gli indagati”. Per il difensore bisogna organizzare il prima possibile dei riconoscimenti all'americana con lo specchio unidirezionale e in presenza di soggetti simili alla persona indagata, proprio come è avvenuto giovedì durante l'incidente probatorio che ha visto l'esame testimoniale delle quattro bambine avvicinate dal maniaco. “La ricognizione alla americana dal vivo e insieme ad altri soggetti simili, va fatta il prima possibile come un atto di piena garanzia, anche se questo può limitare la segretezza delle indagini. Questa è la via per non mettere più alcun innocente in carcere. “ credo che ne valga davvero la pena”, conclude De Santis.