Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Giochi erotici con la nipotina, condannato lo zio

default_image

Paolo Di Basilio
  • a
  • a
  • a

Alla piccola diceva che era un gioco, ma in realtà sotto quella copertina sarebbero avvenuti dei veri e propri abusi sessuali. Un imprenditore cinquantenne è stato condannato a nove anni e sei mesi dal collegio presieduto da Gaetano Mautone (Elisabetta Massini e Roberto Colonello a latere) per violenza sessuale aggravata su minore. Pena non lontana dalla richiesta avanzata dal pm Chiara Capezzuto (che aveva sollecitato una condanna a 10 anni). I fatti sono avvenuti in un paese della Bassa Tuscia vennero alla luce durante le vacanze di Natale del 2014, quando la vittima aveva 13 anni. La ragazza si confidò prima con un'insegnante, poi con l'amica del cuore e infine con i genitori. Raccontò che fin da quando era molto piccola aveva subito delle “attenzioni” dallo zio, marito della sorella del padre, che abitava nella stessa villetta familiare dove è cresciuta. Le famiglie mangiavano spesso insieme ed erano molto legate. Tuttavia c'erano quei “giochini” che lo zio faceva con lei quando rimanevano soli. Secondo l'accusa la bambina veniva spogliata e avvolta in una copertina per poi, secondo l'accusa, essere palpeggiata. Durante questi “giochi” la vittima ha raccontato di essere stata costretta a subire atti sessuali per i quali si è sentita in colpa per anni. Solo a 10 anni è riuscita a respingere gli approcci dello zio che da quel momento non si è più azzardato a proporre quei giochini. Ma la bambina, nel frattempo diventata adolescente, ha continuato a portarsi dentro quel peso per altri quattro anni per poi raccontare tutto. La ragazza fu ascoltata, in audizione protetta, dalla squadra mobile poi durante l'incidente probatorio. La difesa durante il dibattimento e la discussione ha puntato sul fatto che la bambina avrebbe accusato lo zio, con il quale aveva un ottimo rapporto, solo dopo la nascita delle cuginette. Una sorta di vendetta, insomma, generata dalla gelosia. Anche la zia della vittima, durante il processo, ha difeso a spada tratta il marito ritenendo infondate tutte le accuse. I giudici del collegio hanno condannato l'uomo a risarcire la famiglia fissando una provvisionale di 5.000 euro a testa ai genitori, 20.000 alla ragazza vittima delle violenze e 5.000 all'associazione Erinna che ha assistito la giovane in questi anni. La quantificazione del danno sarà poi discussa in sede civile. Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni. Solo dopo si capirà se sarà proposto appello.