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Appalti truccati, ex funzionaria deve risarcire la Asl

Paolo Di Basilio
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Denaro in cambio di un aiutino per la stipula di convenzioni per la fornitura di servizi informatici. Patrizia Sanna, ex dirigente delle Asl Roma H e Rieti, si è vista prescrivere il reato di corruzione in appello ma dovrà comunque risarcire le parti civili ossia le aziende sanitarie, compresa quella di Viterbo, coinvolte nel giro di appalti pilotati. Lo hanno stabilito i giudici della Cassazione rigettando il ricorso dell'ex funzionaria che chiedeva anche l'annullamento delle statuizioni. Il danno sarà quantificato comunque con un processo civile. La dirigente era stata condannata nel 2015 dal tribunale di Viterbo a tre anni per corruzione aggravata, mentre era stata per l'ipotesi di turbativa d'asta. I giudici  disposero anche la confisca di beni per 250 mila euro. Nel settembre dello scorso anno, in appello, il reato era stato dichiarato estinto per prescrizioni ma, come detto, erano stati confermati i risarcimenti. All'imputata, dirigente responsabile dei servizi informatici a Rieti all'epoca del direttore generale Giorgio Galbiati, nel 2009 fu contestato di essersi fatta promettere e consegnare somme di denaro da Alfredo Moscaroli, amministratore di Isa Spa, al fine di compiere o per aver compiuto atti contrari ai doveri d'ufficio, in procedure amministrative per la stipula di convenzioni per la fornitura di servizi informatici. I fatti risalgono al periodo che va dal 2005 al 2009. Secondo i calcoli dei pm che si occuparono dell'inchiesta - Stefano D'Arma e Fabrizio Tucci - sarebbero state versate tangenti per cinquemila euro mensili, tremila dei quali finivano solo alla Sanna. Nel ricorso presentato il difensore di Patrizia Sanna (l'avvocato Edoardo Polacco) aveva puntato a minare la credibilità della versione fornita da Moscaroli sottolineando un interesse di quest'ultimo alla scarcerazione. Ma per i giudici della Cassazione “Moscaroli non aveva limitato la sua collaborazione ai fatti per i quali era stato attinto dalla misura cautelare, ma aveva esteso le sue propalazioni ad altre vicende” e “non erano emersi elementi concreti che potessero giustificare la tesi calunniosa delle sue accuse”. Ma i guai per l'ex funzionaria non si limitano solo al filone romano della maxi inchiesta Asl del 2009. In seguito a quell'indagine, infatti, venne fuori che non era laureata. il diploma di Scienze informatiche presentato al momento dell'assunzione risultò falso. Per questo la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio l'aveva già condannata a risarcire 894mila euro all' Asl Roma H e a quella di Rieti.