Biblioteca, la minoranza chiede la testa di Cataldi

CIVITA CASTELLANA

Biblioteca, la minoranza chiede la testa di Cataldi

30.10.2019 - 15:19

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“Fate dimettere il vicesindaco Alberto Cataldi”. E’ questa la richiesta (relativa alla gestione della biblioteca comunale), che i consiglieri di opposizione, tutti uniti in questa particolare e intrigata vicenda amministrativa (Maurizio Selli e Maurizio Serafinelli del Movimento 5 Stelle; Yuri Cavalieri di Rifondazione comunista; Claudio Parroccini di Forza Italia; Simone Brunelli e Vanessa Losurdo del Partito democratico), hanno rivolto in forma scritta al sindaco Franco Caprioli, appellandosi all’articolo 65 dello statuto comunale, in base al quale il primo cittadino ha la facoltà di revocare le deleghe ad un qualsiasi assessore della giunta.
Una richiesta che dovrà essere presa in considerazione e discussa anche dall’intero consiglio comunale che, insieme al sindaco Caprioli, dovrà valutare se il vicesindaco Alberto Cataldi abbia agito nel rispetto dei principi di trasparenza, legalità e interesse pubblico. Si chiede inoltre se il sindaco Caprioli intenda proseguire il suo rapporto fiduciario con lo stesso Cataldi.
Per i consiglieri di minoranza si tratta di una richiesta fondata e legittima, considerato che la determina numero 766 del 19 settembre scorso (“con cui il funzionario responsabile dell’Area V esternalizzava la gestione della biblioteca comunale Enrico Minio”), “ non era né necessaria né urgente in virtù della presenza di due dipendenti comunali, di sei volontari del servizio civile a disposizione fino al 20 febbraio 2020 e di un dipendente comunale con contratto a tempo pieno indeterminato, vincitore di un concorso pubblico di istruttore direttivo per i servizi culturali, che avrebbero garantito il regolare svolgimento del servizio stesso, in attesa di un regolare e trasparente bando pubblico”.
Inoltre per l’opposizione vanno considerati e tenuti in debita considerazione anche la richiesta di chiarimenti inoltrata dal prefetto di Viterbo all’amministrazione comunale di Civita Castellana; il ritiro unilaterale della cooperativa sociale “Lavoro e Solidarietà”; nonché le anomale tempistiche e le modalità con cui è avvenuta l’assegnazione diretta, in pieno contrasto con i principi inderogabili (trasparenza, economicità e pubblicità), contenuti nelle linee guida dell’Anac.
Insomma i consiglieri di minoranza sono agguerriti e vogliono, metaforicamente parlando, “la testa” del vicesindaco Alberto Cataldi che è invece difeso a spada tratta dal suo partito, Fratelli d’Italia. Ora bisognerà vedere quello che deciderà il prossimo Consiglio.

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