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Biblioteca affidata senza bando, la Lega scarica Fd

Paolo Di Basilio
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Rischia di trasformasi in una vera e propria crisi politica la bufera sull'affidamento della biblioteca comunale a una cooperativa sociale viterbese, Lavoro e solidarietà, tramite una contestata determina dirigenziale lampo. Contestata inizialmente dalla minoranza (Pd, Forza Italia, Comunisti e Cinque Stelle), ma ora anche dalla Lega, che chiede sia fatta chiarezza chiamando in causa, pur senza citarlo, il vicesindaco di FdI Alberto Cataldi, al quale viene imputata la responsabilità dell'operazione. Intanto, mentre il presidente della Lavoro e solidarietà Rocco Todaro si dice “amareggiato” e respinge qualsiasi legame con il partito della Meloni, da indiscrezioni si viene a sapere che la cooperativa avrebbe inviato già al Comune una lettera di rinuncia. “Si è parlato di noi in maniera denigratoria, si è detto che ci occupiamo di rifiuti quando nel nostro statuto ci sono anche altre attività, comprese quelle culturali”, dice Rocco Todaro, ricordando come la cooperativa abbia lavorato con amministrazioni sia di centrodestra che di centrosinistra, compresa la Provincia dellìera Mazzoli, e minacciando azioni legali. Ma a Civita Castellana la frittata politica è fatta e forse solo la rinuncia della coop potrebbe calmare le acque e salvare la poltrona di Cataldi. Di sicuro quella della biblioteca è la prima grande grana che l'amministrazione Caprioli si trova ad affrontare. Tanto più che la “Enrico Minio” rappresenta un vero e proprio tempio della cultura cittadina, da anni privo del suo “gran sacerdote”, Alfredo Romano, colui che l'ha resa il gioiello che è oggi. Romano, al quale, va detto, le amministrazioni che si sono succedute non hanno mai riconosciuto i meriti, è andato in pensione da anni e stessa sorte è toccata qualche mese fa a chi ne aveva degnamente raccolto il testimone, Marianna Tumeo. Nelle more di un nuovo concorso per bibliotecario, l'amministrazione ha ritenuto di affidare quindi il servizio alla coop viterbese, senza però un bando e senza una delibera di giunta, ma solo con una determina firmata il 18 settembre scorso dal dirigente sulla base di un semplice preventivo da 9.400 euro per tre mesi. La Lega, come detto, sulla vicenda è pronta ad aprire la crisi: “Siamo intenzionati ad indagare se siano state commesse delle irregolarità, delle leggerezze, la presenza di eventuali conflitti d'interesse, o le mancate competenze della cooperativa cui è stato affidato momentaneamente l'incarico, o qualunque altra questione non chiara - afferma il capogruppo Alessio Sebastiani -. Nella misura in cui dovessimo accertare una sola di queste irregolarità saremo i primi a chiedere provvedimenti in merito. Abbiamo dichiarato più volte che miriamo al bene del paese e se verificassimo che, in qualche modo, questo non fosse il principio alla base delle decisioni prese dagli esponenti del nostro partito o dai nostri alleati, prenderemo senza alcun dubbio la decisione di una revisione dei ruoli e dell'eventuale allontanamento di coloro che non sposano i nostri principi di trasparenza, correttezza e cambiamento”.  La poltrona di Cataldi traballa paurosamente.