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Violenza su due bambine: l'arrestato nega tutte le accuse

Il questore di Viterbo, Massimo Macera

Andrea Niccolini
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Ha risposto a tutte le domande del gip, respingendo ogni addebito su quanto gli viene contestato dalla Procura di Viterbo. Questa la sintesi dell'interrogatorio di garanzia del 29enne pachistano arrestato sabato mattina dagli uomini della Mobile, su cui pende l'accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di due bimbe di 11 e 13 anni. Una italiana, l'altra originaria di un altro Paese dell'Unione Europea. L'udienza si è svolta nel carcere di Mammagialla, dove l'asiatico è recluso da 3 giorni, in isolamento. L'uomo ha deciso di riferire la propria versione al giudice Francesco Rigato. Contrastando l'impianto accusatorio sostenuto nei suoi confronti dal sostituto procuratore Chiara Capezzuto. Secondo quanto asserito dall'avvocato dell'indagato, Marina Bernini, il 29enne quel giorno si sarebbe incamminato verso il tabaccaio, senza alcuna intenzione di seguire le ragazzine. Negando non soltanto di averle palpeggiate nelle parti intime, come riferito dalle piccole, ma persino di averle avvicinate. Emergono intanto nuovi particolari in merito ai fatti scabrosi di cui il pakistano viene ritenuto responsabile. Le due violenze, qualora confermate, avrebbero avuto luogo sì, nel centro storico, ma “dal lato opposto” al quartiere di San Faustino, dove nelle ultime settimane si è succeduta una serie di episodi delittuosi che il Questore Massimo Macera non ha esitato a definire “drammatici”. Circoscritta anche la data degli incresciosi abusi ipotizzati: presumibilmente il 2 maggio. Quando, durante il pomeriggio, il 29enne si sarebbe approcciato in due differenti occasioni alle bambine, che non si conoscono tra loro, “abbordandole” tramite una richiesta d'informazioni su abitazioni in affitto nelle vicinanze.  Ambedue, “con grande presenza di spirito, sono riuscite a divincolarsi ed allontanarsi in preda al terrore, urlando”. Raccontando poi tutto ai genitori, che hanno sporto denuncia. Osservando le immagini delle telecamere di videosorveglianza di zona, gli inquirenti hanno dato un nome e cognome allo straniero.