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Dai Comuni stop ai noccioleti in tutta la zona del lago di Bolsena

Andrea Niccolini
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Stop ai noccioleti in tutta la zona del lago di Bolsena. Contro il dilagare della corilicoltura nella Tuscia scendono in campo i Comuni del bacino imbrifero, che stanno per emanare specifiche ordinanze di divieto di nuove piantumazioni. L'iniziativa, clamorosa e senza precedenti in un territorio, quello viterbese, dove la nocciola è ormai diventato il prodotto agricolo per eccellenza, verrà presentata venerdì nella sala consiliare del Comune di Bolsena. Parteciperanno tutti i sindaci del bacino (Bolsena, Montefiascone, Gradoli, Capodimonte, Marta, Grotte di Castro e Valentano) con l'unica eccezione di San Lorenzo Nuovo, che ancora non ha deciso se aderire. Nessun nuovo noccioleto verrà dunque impiantato intorno al lago, con buona pace della multinazionale Ferrero che, dopo aver “colonizzato” la zona dei Cimini, è pronta a dare l'assalto anche all'Alta Tuscia, all'altopiano dell'Alfina e all'Orvietano. Risale al maggio 2015 l'accordo tra l'azienda di Alba, la Regione guidata da Zingaretti e l'Ismea (istituto di servizi per il mercato agricolo) finalizzato a rafforzare la filiera della nocciola nel Lazio grazie anche ai fondi del Psr 2014-2020. Un anno fa la Ferrero ha presentato il Progetto Nocciola Italia che prevede l'aumento nel giro di 5 anni del 30% della produzione italiana. L'epicentro di questa espansione corilicola è proprio la Tuscia e in particolare la zona dei Cimini, dove il colosso dolciario piemontese era già approdato qualche anno fa rilevando lo stabilimento Stelliferi di Caprarola, nel quale oggi viene prodotta la famosa granella. Ma ormai i noccioleti dilagano in tutta la Tuscia, anche in zone tradizionalmente non vocate per ragioni altimetriche e climatiche come Civita Castellana, dove ettari e ettari di terreno sono stati già riconvertiti.