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Mafia nella Tuscia: i detenuti trasferiti e separati per non far inquinare prove

Andrea Niccolini
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Trasferiti e divisi per evitare un inquinamento delle prove. Hanno lasciato gli istituti penitenziari di Mammagialla e Civitavecchia (le due donne) per essere portati in altri carceri gli undici arrestati nell'ambito dell'inchiesta sulla mafia nella Tuscia. Su disposizione dei pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musaro gli indagati in custodia cautelare dal 25 gennaio sono stati trasferiti e sparsi in varie parti della Penisola, nessuno nello stesso carcere. Per adesso si è saputo che il presunto capo dell'organizzazione, Giuseppe Trovato, è stato portato nel carcere di Nuoro. Gli altri sono stati sparsi in vari istituti in Val d'Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Campania e Sicilia. Non si conoscono ancora tutte le destinazioni finali anche perché le operazioni per il trasferimento sono andate avanti per tutta la giornata di ieri. La decisione ha colto di sorpresa anche parecchi avvocati difensori che ieri si erano recati a Mammagialla per parlare con i propri assistiti, compresi quelli ancora in attesa del verdetto della prima discussione al Riesame avvenuta venerdì. Ai Pm avrebbero motivato il provvedimento con la volontà di limitare al massimo il possibile inquinamento delle prove e per impedire che gli indagati concordassero le versioni essendo detenuti nello stesso penitenziario anche alla luce dei nuovi documenti presentati dagli inquirenti durante la prima udienza davanti al tribunale della libertà. A Mammagialla, oltre che Trovato, erano detenuti Ismael Rebeshi, Spartak Patozi, Sokol Dervishi, Gazmir Gurguri, Gabriele Laezza, Luigi Forieri, Shzelzen Patozi e Ionel Pavel. A Civitavecchia la compagna di Trovato Fouzia Oufir e Martina Guadagno. Sono state trasferite e divise anche loro.