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Lago di Bolsena, nebbia fitta per il settore turistico

Andrea Niccolini
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“Al lago siamo nella nebbia fitta”. A parlare è Andrea Di Sorte, assessore al Turismo del comune di Bolsena. La fotografia della situazione che scatta è buia, capire come svilupparla un vero e proprio rebus. Ogni giorno che passa è un pezzo di pil che l'Italia perde sul fronte turismo. Un settore importante perché ha il suo peso sull'agroalimentare, sui servizi, sulla moda. Eppure a oggi tanti ristoratori non sanno ancora se si potrà riaprire il 18 maggio o bisognerà tirare lunghi fino al primo giugno. “E se si potrà partire a maggio non possono pensare di dirlo a ridosso perché gli imprenditori hanno bisogno di un tempo tecnico per rispettare le disposizioni che ancora non arrivano – continua Di Sorte -”. Quello che registra l'amministratore del comune di Bolsena è una grande incertezza e confusione. Fattori che vanno poco d'accordo con la dimensione del business. Alla fine della settimana passata i sindaci del comprensorio del lago hanno avuto un confronto, via web, con la Regione. “Quello che è emerso – spiega Di Sorte – è che bisogna attendere le linee guida per la riapertura delle spiagge del Governo. Così come il fatto che il controllo del rispetto del distanziamento sociale sarà in capo ai Comuni, che riceveranno fondi aggiuntivi per la Protezione Civile. Faccio presente che purtroppo la prima decade di maggio è andata e nessuno sa cosa fare nel concreto”. Eppure parliamo di una realtà importante anche sul piano dei campeggi e quella è una forma di turismo che di fatto è già strutturata di suo nell'aspetto del distanziamento sociale. “Potrebbero partire da domani a funzionare ma tutto è sospeso – continua Di Sorte -. Governo e Regione stanno lasciando nel limbo i nostri imprenditori. Campeggi, agriturismo, nessuno sa cosa ne sarà di loro. Avrebbero fatto prima e forse meglio a mettere in cassintegrazione per il 2020 tutti i dipendenti del settore turistico e ad abbonare le tasse agli imprenditori. Meglio un anno a reddito zero che a sfornare debito. La situazione è dura. Qua da noi ci sono tanti che non hanno ancora visto i decantati 600 euro di marzo, i dipendenti aspettano la cassintegrazione e poi c'è il dramma degli stagionali: senza contratto, senza assunzione in tempi brevi e a corto di ammortizzatori sociali”.