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Acqua, i comitati: "Revocare i rincari delle bollette"

Manifestanti contro l'ingresso di Acea in Talete

Andrea Niccolini
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No all'acqua come merce. No all'aumento delle tariffe. No alla Talete. Ieri pomeriggio c'è stata l'assemblea pubblica dei comitati Non ce la beviamo: l'incontro si è avuto in piazza delle Erbe, nel centro storico di Viterbo. “L'acqua sta diventando un privilegio”, dice Paola Celletti, del comitato, che prende la parola per prima. “La gestione privatistica dell'acqua non assicura il godimento di un diritto inalienabile e fondamentale. Per questo diciamo no alla Talete e sì all'acqua pubblica”. E ancora: “Meno di un mese fa i sindaci della provincia hanno autorizzato Talete ad aumentare le bollette degli utenti del 45% entro il 2023. Una decisione dagli esiti socialmente disastrosi”, aggiunge Celletti. Per questo, il comitato aveva invitato all'incontro il sindaco di Viterbo Giovanni Arena (maggior azionista della Talete) e il presidente della Provincia Pietro Nocchi per chiarire ciò che è stato deciso il 30 dicembre e per rendere noti i loro intendimenti futuri. “Ma non sono venuti”, tuona Celletti. Dopo di lei ha parlato Bengasi Battisti, altro punto fermo del comitato Non ce la beviamo: “Chiediamo due cose: siano annullati gli aumenti delle tariffe, e sia cancellata la Talete per lasciare il posto a una gestione pubblica dell'acqua”. Parla di una battaglia che parte da lontano: “I cittadini hanno chiesto nel 2011 che l'acqua fosse gestita in forma pubblica. Da quel referendum, il silenzio. A questo silenzio abbiamo reagito con la legge regionale”. Ma i risultati non sono stati quelli sperati dai comitati per l'acqua pubblica. Allora, eccoli nelle piazze. Eccoli nei vari comuni della provincia. Eccoli nelle conferenze, per far conoscere alla gente quello che definiscono "un attentato alla democrazia". "La Talete non è un organismo pubblico", ha urlato Battisti. "Con una decisione di stampo privatistico, i sindaci il 30 dicembre hanno scelto un aumento a scapito dei cittadini".