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Pd, l'area popolare non parteciperà al congresso

Giuseppe Fioroni

Andrea Niccolini
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 L'area popolare del Pd sale sull'Aventino e, per usare le parole della capogruppo al Comune di Viterbo, “inizia la resistenza”. I moderati di Giuseppe Fioroni non parteciperanno al prossimo congresso provinciale, lasciando in pratica che l'attuale dirigenza, incarnata dal consigliere regionale Enrico Panunzi, se la canti e se la suoni. “La nostra non è una scorciatoia o una fuga, ma un atto d'amore per evitare una situazione di conflittualità permanente', ha sintetizzato l'ex ministro ieri mattina da Schenardi, durante una conferenza stampa in cui è stato presentato il documento “Iniziativa democratica”, con il quale si tenterà, fuori dalle stanze dei bottoni, di imprimere una svolta alla linea politica locale del partito. Una svolta, come sottolineato sia da Fioroni sia da Luisa Ciambella, che riparta dall'idea veltroniana di un partito “aperto e plurale”, che possa essere un pungolo ma soprattutto un argine al populismo e al sovranismo dilaganti. Loro, i popolari, con il loro documento “Iniziativa democratica”, intanto vogliono essere un argine all'emorragia di esponenti dem verso Italia Viva, il partito di Renzi. Nella Tuscia l'ultimo - e probabilmente non ultimo - a sbattere la porta del Pd locale è stato l'ex assessore provinciale Antonio Rizzello. “Noi restiamo qui e abbiamo tutti rinnovato la tessera”, ha scandito Ciambella, lasciando però intendere che anche la pazienza dei moderati, di fronte alla totale assenza di confronto interno, ha un limite. Intanto, c'è da registrare questo strappo congressuale, clamoroso anche se in parte annunciato: “Una decisione sofferta - ha spiegato la consigliera di Viterbo - ma alla luce della completa divergenza con l'attuale linea politica locale, non si poteva fare altrimenti. Abbiamo assistito in questi mesi a scelte incomprensibili, spesso d'intesa con la destra. I risultati sono sotto gli occhi di tutti”. I "risultati" vengono passati in rassegna nello stesso documento: dalla sconfitta alle comunali al fallito inciucio con la destra in Provincia, dalla “disastrosa vicenda di Talete”, oggi guidata da un cda “frutto di un accordo contro natura” tra Pd, Forza Italia e Fratelli d'Italia, alla gestione “politica” della sanità locale, con un Pd a cui non sembra interessare il fatto che la Tuscia sia “agli ultimi posti nelle classifiche nazionali dei servizi per la salute”. Nel documento i moderati ribadiscono invece “piena fiducia nella linea politica del segretario nazionale Nicola Zingaretti”. “La piattaforma del segretario - ha detto Fioroni - oggi non è più quella che lo aveva portato alla vittoria al congresso. Rispetto ad allora c'è stata un'apertura ai moderati nel segno di una gestione unitaria del partito”. I problemi sono dunque altri, e tutti di carattere locale. “In questi anni - ha aggiunto l'ex deputato - sono stato sempre dato con le valigie in mano”. Invece lui e i suoi sono ancora qua, “Con la tessera in tasca”, pronti a questo “atto d'amore”. Iniziativa democratica, come ha ricordato Fioroni, era il nome del documento che, al congresso del ‘54, rappresentò il passaggio della vecchia Dc degaspariana a quella nuova dei “professorini”. L'ex ministro si augura che qualcosa del genere possa accadere anche a Viterbo e che una nuova generazione di dirigenti possa farsi finalmente largo. Da Schenardi ieri c'erano alcune facce di questa nuova generazione: da quella del consigliere comunale di Civita Castellana Simone Brunelli a quella della stessa Ciambella. Così come c'erano altri fioroniani più o meno “storici”: Aldo Fabbrini, Pierluigi Bianchi, Tiziana Lagrimino, Aldo Bellocchio, Stefano Calcagnini, Daniela Bizzarri. Non è mancato, da parte di Fioroni, un accenno alle dodicimila “sardine” di Bologna, ovvero agli autoconvocati scesi in piazza Maggiore contro Salvini, sui quali i partiti e il Pd “ora non devono mettere il cappello. Quella piazza di Bologna - ha proseguito l'ex ministro dell'Istruzione - ci interroga, e ci deve far comprendere che la politica non può essere solo gestione e spartizione del potere. La gente deve tornare a votarci perché crede nel Pd, non per acquiescenza al dirigente di turno che dice ‘ci penso io'. Se qualcuno ha l'ossessione del governare il partito, governi pure ma senza usare scorciatoie, perché la politica è un'altra cosa. La politica è sacrificio. Per questo - conclude Fioroni - per non diventare corresponsabili e per non alimentare conflitti permanenti, non parteciperemo al congresso. Facciamo i migliori auguri alla candidata unica Manuela Benedetti, che sarà segretaria di mezzo Pd, nella speranza che riesca a farlo tornare un partito intero”.