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Viterbo candida l'aeroporto "Fabbri" come terzo scalo del Lazio

Andrea Niccolini
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La recente bocciatura, da parte del ministero dell'Ambiente, del progetto di ampliamento dell'aeroporto di Fiumicino, insieme al decreto ministeriale che impone all'aeroporto di Ciampino una drastica riduzione dei voli giornalieri, e alla luce del continuo aumento del numero dei passeggeri, potrebbero interessare le sorti e il futuro dell'aeroporto militare Tommaso Fabbri di Viterbo. Infatti, secondo Fabio Belli, delegato alle infrastrutture di Ance Viterbo: “La situazione impone la necessità di individuare un terzo scalo del Lazio”. “A tal fine - continua Belli - è stato interpellato l'Enac (Ente nazionale aviazione civile), che si dovrà pronunciare basandosi su una serie di elementi tecnici del sito, quali l'assenza di ostacoli orografici, le ottimali condizioni meteorologiche nel corso dell'anno è l'ottimizzazione delle percorrenze. Parametri, questi, già valutati anni fa dallo stesso Enac, il quale, mettendo a confronto i dati riferiti ai possibili siti (Frosinone, Latina, Viterbo), si espresse per quest'ultimo. Un fatto che potrebbe far presagire una riconferma. A luglio 2019 - conclude - il Comune di Viterbo ha scritto a Enac e ministero Infrastrutture e Trasporti, chiedendo di inserire l'aeroporto di Viterbo nel piano nazionale del trasporto aereo e iniziando così un nuovo cammino dopo anni di stasi. Ora, viste le recenti evoluzioni, che fino a poco tempo fa sembravano inimmaginabili, tutto ciò impone a chi rappresenta il territorio viterbese nelle varie istituzioni di attivarsi al più presto per costituire il Patto territoriale presso il Mit, di cui non c'è ancora traccia, al fine di realizzare questa importante infrastruttura”.