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La morte lenta delle Masse di San Sisto, le terme libere più amate

Andrea Niccolini
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Rispetto a quella pluriannunciata nell'ultimo anno dalle cronache locali, la morte delle Masse di San Sisto non sarà alla fine né violenta né immediata. Le principali pozze libere di Viterbo si stanno spegnendo lentamente per consunzione. Per i lavori di chiusura e ricondizionamento del pozzo, disposti dal giudice Bonato su istanza della Freetime (la società titolare della concessione mineraria di Paliano), c'è infatti ancora da attendere, nella fattispecie il parere della Soprintendenza ai beni archeologici. Di fatto però dal 23 giugno le Masse sono senz'acqua termale e vengono attualmente alimentate con quella idrominerale (fredda) pescata dal vecchio frigidarium romano. Con l'interruzione del flusso d'acqua calda si è ridotto ai minimi termini inevitabilmente anche il flusso dei bagnanti (con oltre 12 mila iscritti le Masse sono state in questi anni di declino del Bullicame il più frequentato sito termale viterbese). Per ora resiste uno zoccolo duro di affezionati, destinato però a estiguersi, salvo clamorose svolte in una vicenda giudiziaria che si trascina da anni, quando quest'estate bollente lascerà il campo alle temperature più rigide dell'autunno e dell'inverno. Ma che fine ha fatto l'acqua che alimentava le pozze? Viene pompata dalla Freetime, che nella vicina località Paliano deve realizzare un grande complesso termale (di qui la concessione mineraria da parte della Regione), sul quale però pende la spada di Damocle del vincolo della Soprintendenza. “Attualmente quell'acqua termale che fino al 23 giugno sgorgava nella vasca - spiega Giancarlo Manara dell'associazione Le Masse - viene sversata nell'alveo sinistro della strada che immette sulla trasversale. Il tutto per impedire che i frequentatori del sito possano giovarsene. Oggi utilizziamo solo l'acqua fredda dalla cisterna romana ma l'affluenza è giocoforza diminuita. E' assurdo che un bene pubblico e prezioso qual è l'acqua termale finisca sprecato, quando abbiamo nel sito una processione ininterrotta di persone - dall'anziana con l'alluce valgo al signore con la dermatite - che chiedono dove possano prendere l'acqua”. Manara insiste proprio sull'aspetto curativo delle terme: “Chi viene alle Masse non cerca solo il relax ma anche la salute: i romani venivano qua per curarsi le ferite dopo le battaglie, oltre che per cercare piacere nell'antico lupanare”. Alle Masse non hanno però abbandonato la speranza di poter trattare e raggiungere un accordo col “nemico”, ovvero la Fretime della famiglia Belli, che però finora ha chiuso la porta a qualsiasi possibilità di confronto perché esasperata da un annoso contenzioso legale. Di qui l'invito che l'associazione rivolge nuovamente al sindaco Arena affinché, nell'interesse della collettività, abbandoni il ruolo di spettatore in questa vicenda e metta in campo quelle virtù di grande mediatore che ha sempre attribuito a se stesso.