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Da Roma arriva lo stop al ribaltone in Provincia

Pietro Nocchi, presidente della Provincia di Viterbo

Andrea Niccolini
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I vertici nazionali di Forza Italia e Fratelli d'Italia stoppano l'accordo - che era già cosa fatta e pronto ad essere formalizzato in settimana - per la nuova maggioranza nel consiglio provinciale di Viterbo. Era stato lo stesso presidente dell'ente, Pietro Nocchi, a confermare al Corriere di Viterbo il “ribaltone” in vista, con la redistribuzione delle deleghe che erano state azzerate ad aprile: in base all'accordo stretto tra Pd e centrodestra, la vicepresidenza sarebbe dovuta andare al sindaco di Bassano in Teverina Alessandro Romoli e l'allargamento della maggioranza avrebbe visto l'ingresso di Forza Italia e Fratelli d'Italia, secondo lo schema che alla vigilia delle amministrative ha portato al rinnovo del consiglio di amministrazione dell'azienda idrica Talete. Solo che questo nuovo assetto avrebbe lasciato fuori la Lega, che non è stata a guardare e ha mosso i suoi passi per contrastare quello che ha considerato fin dall'inizio come un matrimonio che non s'aveva da fare. “Chi parla di inciucio non conosce la riforma delle Province” chiosava l'altro ieri il presidente Nochi, che ricordava come la legge Delrio “preveda forme di governo condiviso al di là del colore politico delle forze presenti in consiglio provinciale”. I vertici locali della Lega non l'hanno digerita lo stesso e - almeno allo stato attuale - sono riusciti nell'intento di fermare l'operazione. Ora nuovi possibili scenari, sia nazionali sia regionali incombono: non è peregrina l'eventualità di un ritorno alle urne e un accordo di tal fatta potrebbe diventare ingombrante in una campagna elettorale; sul versante centrodestra l'apertura al dialogo ha così ben presto lasciato il passo alla richiesta di dimissioni di Nocchi.