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Fitofarmaci, la Coldiretti assicura: "Nessun abuso"

Paolo Di Basilio
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“Non ritengo ci sia abuso di fitofarmaci, nelle nostre zone. Per essere commercializzati superano test molto severi da parte delle autorità di controllo e se vengono impiegati secondo etichetta, non ci sono rischi per nessuno”. Si esprime in questi termini, il presidente Coldiretti Viterbo, Mauro Pacifici, in merito all'eventualità di un utilizzo sproporzionato di tali prodotti, nei campi coltivati della Provincia. Il responsabile dell'importante associazione degli agricoltori aggiunge come sia giusto “che gli enti preposti controllino con attenzione, affinché non ci siano eccessi o persino illegalità. Non dimenticandoci però – spiega – di come questi composti abbiano un elevato costo per l'agricoltore” che secondo Pacifici “otterrebbe solo svantaggi economici da un loro scarico smodato nel terreno”. A riaccendere i riflettori sull'uso-abuso dei fitosanitari nel nostro comprensorio, era stato ieri l'altro il Prefetto Giovanni Bruno, il quale aveva palesato l'esigenza di un tavolo tecnico per stabilire linee guida percorribili, in merito alla loro corretta destinazione. Un appuntamento al quale parteciperanno i rappresentanti nazionali dell'istituto superiore di sanità, dell'istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, il comando carabinieri forestali, il consiglio di ricerca in agricoltura e l'Università degli studi della Tuscia”. Tutti invitati a comunicare alla Prefettura, entro il 12 aprile, un incaricato esperto, chiamato a confrontarsi con gli altri sul delicato tema. Il timore deriverebbe dal fatto che tali agrofarmaci verrebbero impiegati non soltanto per prevenire e curare infezioni sulle colture. Ma spesso, secondo Bruno, anche “per contrastare ed eliminare specie vegetali indesiderate”. Commenta Pacifici: “Sarà un incontro di persone competenti, dal quale attendiamo con interesse gli sviluppi. Di certo – sottolinea il presidente Coldiretti – esiste un Piano d'Azione Nazionale (Pan) per l'utilizzo sostenibile dei fitofarmaci ed a quello noi agricoltori abbiamo già l'obbligo di attenerci. A partire dal corso obbligatorio per acquisire un patentino necessario all'acquisto e manipolazione di tali agglomerati”. Attenzione sì, allarmismo ingiustificato no, quindi, secondo Pacifici. Si attende ora il summit dei delegati, propedeutico alla predisposizione di un decreto prefettizio che possa delineare un “modello locale” esportabile, volto a coniugare le esigenze di salvaguardia della salute pubblica e ambientale, con quelle del settore primario, una delle eccellenze del nostro territorio.