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Immigrati: 1.500 posti per l'accoglienza, ma Arci conferma il no al bando

Paolo Di Basilio
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Anche l'Arci, così come la Intercasa Gea Onlus, abbandona la prima accoglienza. L'associazione non parteciperà al bando di gara della prefettura per la gestione sul territorio della provincia di appartamenti destinati ad ospitare stranieri richiedenti la protezione internazionale. "Si tratta di una decisione sofferta, ampiamente discussa nell'associazione, tenendo conto del venir meno dell'opportunità di sostenere persone con cui si opera da oltre 30 anni e del lavoro per diversi operatori", spiega Arci Solidarietà, secondo cui il bando sarebbe "troppo distante dai principi e dalla esperienza maturata dall'associazione negli ultimi anni, riducendo il ruolo del gestore e degli operatori a quello di mera sorveglianza e controllo". Non sono previsti infatti corsi di lingua e cultura italiana, mediazione culturale, orientamento e formazione al lavoro: "Attività - continua l'associazione - essenziali per creare le condizioni di una effettiva integrazione". Sono 1.500 posti in totale i posti per richiedenti asilo previsti nel bando pubblicato dalla prefettura di Viterbo. Quelli da ospitare in singole unità abitative, nella forma dell'accoglienza diffusa che ha sempre rappresentato il campo di azione privilegiato dell'Arci, sono 525. A questi si aggiungono altri 525 nelle strutture fino a 300 posti e 450 nei centri con capacità massima di 50 ospiti. "Il bando di gara, coerente con il decreto Salvini - continua Arci Solidarietà - tende a scoraggiare questo tipo di accoglienza diffusa, riconosciuto da più parti come il più efficace, a favore di centri di media e grande dimensione, come strutture alberghiere o simili, nei quali la concentrazione e il controllo delle persone offrono maggiori guadagni a gestori privati estranei e indifferenti ai percorsi di integrazione sociale". Ultimo ma non ultimo, il problema del budget: "Il bando, riducendo drasticamente la tariffa giornaliera - conclude Arci - mette a rischio sia le prestazioni nei confronti degli ospiti che la condizione di lavoro degli operatori. Le associazioni che hanno operato onestamente nel passato non possono proseguire un lavoro dimezzato e umiliato con una dotazione economica largamente insufficiente". Infine l'appello al prefetto perché ritiri il bando "per ridiscutere insieme ai gestori una diversa impostazione" e, in caso di risposta negativa, "alle altre realtà del territorio per procedere all'istanza di annullamento della gara in autotutela".