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Immigrati, ospiti dei centri di accoglienza dimezzati

Paolo Di Basilio
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Nel giro di un anno i rifugiati ospitati nei centri di accoglienza straordinaria del Viterbese sono passati da 1800 a 1000. E continuano a diminuire per effetto del decreto sicurezza. Si stima che il 30% degli ospiti dei Cas abbia già lasciato le strutture a seguito della perdita della protezione umanitaria, quella che, prima appunto del decreto Salvini, veniva concessa nel caso per esempio di emergenze come conflitti o disastri naturali. La maggior parte degli stranieri costretta a lasciare i Cas finisce in mezzo a una strada e con il gravare sui Comuni ospitanti, in alcuni casi andando ad ampliare quell'area della marginalità sociale che spesso fa rima con criminalità. Poi ci sono i soggetti più vulnerabili, vale a dire quei nuclei familiari spesso monogenitoriali con minori in età scolare, ai quali van- no comunque garantiti diritti costituzionali come quello all'istruzione e quello alla salute. Proprio delle condizioni di queste categorie più vulnerabili si è parlato nei giorni scorsi durante l'incontro "Immigrazione, accoglienza e integrazione nel territorio viterbese" organizzato dalla Caritas diocesana in collaborazione con il Centro studi e ricerche Idos e l'Istituto studi politici San Pio V e a cui sono intervenuti il vescovo, Lino Fumagalli, l'assessore comunale ai servizi sociali, Antonella Sberna, il coordinatore del- la Caritas diocesana, Luca Zoncheddu, il presidente di Idos, Luca Di Sciullo, la presidente della Casa dei diritti sociali della Tuscia, Chiara De Carolis, e la presidente dell'associazione Sans Fron- tiere, Tshiela Lukusa. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 4 MARZO E NELL'EDICOLA DIGITALE